13 aprile 2022 10:05

L’invasione russa dell’Ucraina potrebbe provocare un nuovo allargamento della Nato, l’alleanza militare guidata dagli Stati Uniti. Evidentemente questo non era l’obiettivo di Vladimir Putin quando ha scatenato la sua offensiva, lamentando proprio un eccessivo avvicinamento della Nato alle sue frontiere.

Non sarà l’Ucraina a entrare nell’Alleanza atlantica, perché la Nato non è ancora pronta e perché il presidente Volodymyr Zelenskyj ha rinunciato pubblicamente alla candidatura del suo paese. A valutare l’adesione sono invece due paesi neutrali d’Europa, Svezia e Finlandia.

Si tratta di una svolta storica per questi due stati scandinavi, spinti dall’invasione dell’Ucraina a interrogarsi sullo status della propria sicurezza. L’opinione pubblica svedese e quella finlandese hanno cambiato orientamento, e in entrambi i paesi oggi la maggioranza è favorevole all’abbandono della neutralità a beneficio dell’ingresso nella Nato.

Da Kiev a Parigi
Questa svolta, prevedibile, porta con sé diversi paradossi legati sia alla guerra in Ucraina sia ai dibattiti politici francesi.

Prima di tutto c’è il fatto che la Finlandia, confinante con la Russia per 1.340 chilometri, ha dato il nome suo malgrado alla “finlandizzazione”, una neutralità imposta all’epoca dall’Unione Sovietica. La “finlandizzazione” è stata invocata come possibile modello per l’Ucraina prima dell’invasione russa.

Evidentemente è paradossale che il paese della “finlandizzazione” finisca per aderire alla Nato, permettendo all’alleanza occidentale di raggiungere il confine con la Russia in un punto in cui Putin di sicuro non se l’aspettava. Tra l’altro, alla fine di febbraio la portavoce del ministero degli esteri russo aveva minacciato la Finlandia di “conseguenze negative” se avesse preso questa decisione.

L’impatto della guerra in Ucraina colloca il dibattito sulla difesa europea nel quadro della Nato e non al di fuori

Quanto alla Svezia, la sua neutralità è ancora più antica e risale al 1814. Effettuando alcune ricerche per questo articolo mi sono imbattuto in un’intervista concessa a Le Monde dal ministro degli esteri svedese nel 1951. All’epoca il ministro ricordava che la Svezia era restata ai margini delle due guerre mondiali e sottolineava che “l’idea di fare parte di una grande alleanza militare è estranea al popolo svedese”. Evidentemente oggi le cose sono cambiate, grazie a Putin.

Il secondo paradosso arriva dalla Francia, dove anche la contendente al secondo turno, Marine Le Pen del Rassemblement national (estrema destra), propone di ritirare la Francia dal comando militare integrato della Nato. Il presidente uscente Emmanuel Macron vorrebbe mantenere il ruolo della Francia, ma al contempo chiede un’autonomia strategica europea.

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Il dibattito politico francese è dunque molto lontano dalla realtà europea del momento. In nessun altro paese europeo si parla di lasciare la Nato in un contesto in cui crescono i pericoli ai confini dell’Unione. In Svezia e Finlandia perfino l’estrema destra, in passato nettamente antiNato, è ormai favorevole all’adesione.

L’impatto della guerra in Ucraina fa sì che il dibattito sulla difesa europea si situi chiaramente nel quadro della Nato e non al di fuori. È stato Putin a cambiare la situazione europea, in un continente che oggi cerca più sicurezza, non meno.

(Traduzione di Andrea Sparacino)