06 settembre 2022 10:10

Quantomeno ormai le cose sono chiare. Dopo lo stop per “manutenzione” del gasdotto Nord stream 1 verso la Germania, Mosca scopre le carte: non saranno effettuate più consegne attraverso il gasdotto fino a quando le sanzioni contro la Russia non saranno cancellate.

Questo momento era atteso e temuto fin dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, lo scorso 24 febbraio. I 27 paesi dell’Unione europea hanno cominciato a staccarsi dal gas russo, ma hanno permesso che Mosca prendesse l’iniziativa di chiudere i rubinetti. Gli europei sono stati criticati per non aver agito d’anticipo e per aver continuato a pagare milioni di euro alla Russia.

Ma l’equazione era semplice: molti paesi europei, a cominciare dalla Germania, hanno effettivamente commesso l’errore di rendersi dipendenti dal gas russo. Dunque staccarsene da un giorno all’altro sarebbe stato come darsi la zappa sui piedi. Paradossalmente anche la Russia ha esitato a imporre controsanzioni. Alla fine ha deciso di farlo il 5 settembre agendo sul Nord stream 1, ma ancora non ha interrotto le forniture attraverso altri percorsi.

Riduzione considerevole
L’annuncio russo non ha suscitato il panico, perché i paesi europei non hanno atteso questa decisone senza fare nulla: il 5 settembre il presidente francese Emmanuel Macron ha comunicato che la percentuale di gas russo rispetto al totale delle necessità europee è passata dal 50 per cento registrato prima della guerra all’attuale 9 per cento. È una riduzione considerevole, in particolare da parte della Germania.

I 27 hanno avviato un processo di diversificazione del loro approvvigionamento e riempito i loro centri di stoccaggio in media all’80 per cento (92-93 per cento in Francia) in previsione dell’inverno. Questo significa che Mosca non ha più la possibilità di un ricatto geopolitico sul gas.

La questione degli effetti delle sanzioni è chiaramente legittima, in Russia come altrove

Da questa realtà nasce l’esultanza di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea: “Putin usa l’energia come un’arma. Fallirà. L’Europa avrà la meglio”. Una dichiarazione che interviene in un momento in cui gli amici di Mosca cercano di aprire un dibattito sull’efficacia delle sanzioni contro la Russia.

La questione degli effetti delle sanzioni è chiaramente legittima, in Russia come altrove. Ma il modo in cui il dibattito è impostato dall’estrema destra, in Italia e Francia, punta ad approfittare delle preoccupazioni davanti agli aumenti delle bollette e all’inflazione. A Praga, nel fine settimana, l’estrema destra ha coinvolto decine di migliaia di persone in una protesta con lo slogan “la Cechia prima di tutto”.

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Nella stessa direzione opera la propaganda russa, cercando di convincere gli europei che le sanzioni fanno più male a loro che alla Russia.

Nessuno si faceva illusioni: le sanzioni non sono la panacea per far cambiare la strategia di Putin sull’Ucraina. Ma resta il fatto che il pil russo è in calo, anche se le casse di Mosca non sono vuote e il rublo continua a resistere. Se le misure fossero inutili come si insinua, Mosca non avrebbe dovuto ricorrere al ricatto del gas. In vista di un inverno pericoloso, la guerra di nervi è appena cominciata.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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