08 novembre 2022 09:26

Negli Stati Uniti vivono due uomini con una grande capacità di attirare l’attenzione su di sé, ognuno nel suo contesto: Donald Trump ed Elon Musk. Ora i loro interessi sembrano convergere. Alla vigilia delle elezioni di metà mandato Musk, diventato proprietario di Twitter al prezzo di 44 miliardi di dollari, si è infatti schierato dalla parte del Partito repubblicano, guidato da Trump.

Questo “coming out” politico del miliardario, in una fase in cui si sta posizionando al centro del sistema di comunicazione mondiale, completa il suo curriculum di “ribelle” che infrange le norme per difendere i propri interessi e quelli delle sue aziende. Finora le opinioni politiche di Musk erano state fluttuanti: in passato aveva rivelato di aver votato per Joe Biden alle elezioni del 2020, anche se Trump giura che a lui Musk ha detto il contrario. Musk potrebbe essere considerato un libertariano, se solo non avesse fatto un ricorso massiccio alle sovvenzioni pubbliche.

Da giorni il padrone della Tesla sconvolge il pianeta con i suoi provvedimenti radicali per la trasformazione di Twitter. Ora ha aggiunto anche l’invito agli oltre 110 milioni di utenti del social network a votare per i repubblicani in occasione di una tornata elettorale che si annuncia cruciale per un’America sempre più spaccata. Così facendo Musk conferma i sospetti di chi temeva che potesse usare la sua nuova piattaforma al servizio della sua personalissima visione del mondo.

Visione demagogica
Musk è un paladino del free speech, la libertà di espressione assoluta garantita dalla costituzione americana, senza limiti nemmeno per i complottisti, i manipolatori di informazioni o la propaganda russa, a cui tra l’altro Musk non ha voluto vietare di accedere ai suoi satelliti Starlink.

Questo approccio alimenta le paure sul futuro di Twitter, dove gli sforzi di regolamentazione, già di per sé insufficienti, sono stati indeboliti dall’intenzione di licenziare metà del personale e dai progetti del nuovo “boss”.

Twitter non è una testata giornalistica e non ha giornalisti né professionisti che verifichino le informazioni

Il 7 novembre uno scambio di battute tra Musk e il fondatore di Twitter Jack Dorsey è apparso particolarmente significativo. Musk ha scritto che Twitter deve diventare “la fonte più affidabile di informazioni a proposito del mondo, questa è la nostra missione”. La risposta di Dorsey è stata lapidaria: “Affidabile secondo chi?”. “Secondo il popolo di Twitter”, ha precisato il nuovo proprietario.

È un punto di vista abbastanza problematico se consideriamo che Twitter non è una testata e non ha giornalisti né professionisti che verifichino le informazioni. L’idea che la comunità possa ergersi a giudice dell’affidabilità delle notizie è chiaramente demagogica ed esprime una visione molto politica in cui possono esistere diverse “verità”.

Questo approccio è evidentemente trumpiano. Ricordiamo ancora la “verità alternativa” concettualizzata agli albori dell’epoca Trump. Ancora oggi l’ex presidente prosegue sulla stessa linea demonizzando i mezzi d’informazione mainstream, sostenendo contro ogni evidenza di aver vinto le ultime elezioni e appoggiando candidati complottisti.

La strategia funziona. Alle elezioni di metà mandato i repubblicani possono sperare in un ottimo risultato che apra la strada all’annuncio, previsto nei prossimi giorni, di una nuova candidatura di Trump nel 2024.

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È in questo contesto che si inserisce Musk. Il miliardario e Trump non sono alleati, e Musk ha perfino dichiarato pubblicamente che Trump dovrebbe ritirarsi. Ma tutto li spinge nella stessa direzione, quella di una grande confusione del dibattito pubblico, di un’informazione alternativa senza filtri e del trionfo dei demagoghi in un clima di caos mediatico.

Acquistando Twitter Elon Musk si è eretto a sceriffo di un far west che ormai è alle porte.

(Traduzione di Andrea Sparacino)