Una protesta a Bassora, in Iraq, contro la disoccupazione e le interruzioni dell’elettricità, il 26 luglio 2016.

L’Iraq è diviso sulle sanzioni contro l’Iran

Una protesta a Bassora, in Iraq, contro la disoccupazione e le interruzioni dell’elettricità, il 26 luglio 2016.
13 agosto 2018 12:10

Il primo ministro iracheno Haider al Abadi si è ritrovato nel mezzo di un fuoco incrociato tra due alleati dovendo prendere una posizione sulle sanzioni statunitensi all’Iran. In teoria, Abadi è contro le sanzioni (considerate un “errore strategico”), ma ufficialmente “si adeguerà”, come ha annunciato il 7 agosto nella sua conferenza stampa settimanale.

L’applicazione delle sanzioni comporterà problemi economici tanto all’Iraq quanto all’Iran. Secondo l’addetto commerciale iraniano in Iraq Reza Zadeh “la media dello scambio commerciale tra i due paesi era di 13 miliardi di dollari all’anno”. L’80 per cento dei servizi tecnici e ingegneristici in Iraq è fornito da aziende iraniane, ricorda Zadeh. Nel 2017 l’Iraq ha importato dall’Iran circa 6,6 miliardi di dollari di merci, dalle automobili, ai condizionatori, ai prodotti agricoli.

L’Iran è il principale fornitore di energia elettrica per il sud dell’Iraq, la regione di Bassora dove sono cominciate le proteste e i disordini che hanno raggiunto altre sei città. Uno dei principali fattori dietro le proteste, oltre a disoccupazione e corruzione, sono state proprio le interruzioni dell’elettricità che si sono verificate nel bel mezzo di un’ondata di calore con picchi di 45 gradi.

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Oltre alla crisi economica, l’atteggiamento incerto di al Abadi rispetto alle sanzioni gli costerà caro, e rischia di ostacolare le sue ambizioni a un secondo mandato, in un momento in cui il paese è ancora alle prese con la formazione del governo.

Tre milizie filoiraniane lo hanno contestato chiedendogli di opporsi alle sanzioni contro “un paese vicino che ha aiutato l’Iraq nella lotta al gruppo Stato islamico”. Il suo rivale di partito Nouri al Maliki ha incontrato l’ambasciatore iraniano a Baghdad per comunicargli la sua contrarietà alle sanzioni. Anche il suo ministro degli esteri Ibrahim al Jafari si è detto contro le sanzioni, auspicando “una soluzione politica”.

Finora i partiti e le milizie sciite si sono opposte solo verbalmente. Ma la situazione rischia di diventare presto incandescente, non appena le sanzioni saranno realtà e comincerà una guerra commerciale contro l’Iran e le sue milizie presenti in Iraq.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

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