Yanis Varoufakis accusa i creditori di fare terrorismo contro la Grecia

Domenica 5 luglio si voterà per il referendum sul piano proposto dai creditori ad Atene. I sostenitori del no sono scesi in piazza ad Atene il 3 luglio e ci sono stati attimi di tensione con la polizia

Un ambulante che vende caramelle nel centro di Salonicco ha esposto la bandiera greca, il 1 luglio 2015.

L’indecisione dei greci di Salonicco riflette i dati degli ultimi sondaggi

Un ambulante che vende caramelle nel centro di Salonicco ha esposto la bandiera greca, il 1 luglio 2015.
04 luglio 2015 19:41

“Il mio cuore vuole votare no, ma la mia testa vuole il sì”. Giannis, un gioielliere di Via Egnatia, una delle vie principali nel centro di Salonicco, sintetizza in una frase un conflitto interiore che sembra diffondersi sempre di più tra i greci mentre si avvicina il referendum di domenica. Le opinioni scambiate tra i tavolini dei bar o tra i banchi del mercato assomigliano ai dati diffusi dai sondaggi.

“Le persone non sanno bene cosa fare,” racconta Asteris Masouras, giornalista di Reported.ly che vive a Salonicco. “E i sondaggi, per quanto poco attendibili, riflettono questo stato di timore”. Una sensazione che non è legata solo al terrore di perdere i propri risparmi e di tornare alla dracma. “Il referendum accende nei greci una paura primordiale,” spiega Masouras. “Il ricordo della guerra civile e della dittatura è ancora molto forte, e la gente teme che il referendum possa condurre verso scenari inquietanti”.

“Abbiamo pochissimi strumenti per capire come andrà a finire,” racconta Craig Wherlock, professore di inglese che vive a Salonicco da quasi trent’anni. “I numeri delle varie manifestazioni sia i sondaggi vanno presi con le pinze. Questo dà un’idea di come il risultato del referendum sia imprevedibile”.

Secondo il quotidiano di Atene I Avgi domenica sarà “una battaglia da combattere fino all’ultimo minuto”. Nei sondaggi la forbice tra il sì (43 per cento) e il no (42,5 per cento) è molto sottile. Lo stesso risultato emerge dal un sondaggio commissionato da Bloomberg news all’Istituto di ricerca di scienze socioeconomiche dell’Università della Macedonia, che dichiara un margine di errore del 3 per cento.

Un terzo sondaggio del giornale Ethnos mostra risultati simili, con un leggero vantaggio del sì (44,8 per cento) sul no (43,4 per cento). Protothema dà il sì al 41,7 e il no al 41,1 per cento. Una serie di previsioni che sembrano concordare su un solo fatto: gli indecisi sono il vero ago della bilancia.

I promotori del no accusano i mezzi d’informazione di fare propaganda attraverso i sondaggi. “Le tv controllate dagli oligarchi dell’informazione hanno trasformato il referendum in una scelta tra dracma e euro, mentre nessuno di noi vuole uscire dall’Europa”, racconta un’attivista in uno dei tanti banchetti del no in una via al centro di Salonicco. “Terrorizzati, i greci potrebbero decidere all’ultimo momento di preservare lo status quo, per quanto possa essere triste e decadente.”

Guardando ai dati, la scelta di votare sì o no al referendum sembra presentare un carattere generazionale

“Io personalmente supporto il no, ma capisco perfettamente le ragioni del sì,” racconta Wherlock, “perché è senza dubbio meglio mezzo filone di pane al giorno che nulla, soprattutto per gli anziani che hanno vissuto periodi storici molto duri”. Ed è forse questa una delle chiavi di lettura per capire la propensione di chi ha più di sessantacinque anni a votare a favore degli accordi. Guardando ai dati, la scelta di votare sì o no al referendum sembra presentare un carattere generazionale. Secondo I Avgi, il 56 per cento degli over 65 sarebbe pronto a votare sì, mentre il 71 per cento dei giovani tra i 18 e i 24 anni voterebbero per il no alle nuove misure di austerità.

Nonostante il senso di sospensione c’è chi apprezza gli effetti positivi del referendum. “Capita raramente di vedere i miei compagni di facoltà radunarsi e discutere così animatamente delle sorti della Grecia”, racconta Anastasia, una studentessa di medicina dell’Università Aristotele di Salonicco, “sappiamo di vivere un momento storico”. Un esercizio democratico che da un lato potrebbe accentuare le divisioni nel popolo greco, ma dall’altro ha rotto i confini quotidiani del dibattito pubblico. “Persone con visioni differenti si ritrovano a discutere in piazza”, spiega Masouras, “e il dibattito è intergenerazionale e il dialogo tra studenti e pensionati è aperto”.

“Nel giro di cinque giorni ci siamo ritrovati a dover decidere sul futuro della Grecia”, racconta Despina, la proprietaria di un ristorante vicino alla Rotonda di San Giorgio, luogo simbolo della vita notturna di Salonicco. “Ho parlato con mia madre anziana e mi ha detto con sicurezza ‘certo che voto sì’. Le ho chiesto il perché e mi ha parlato di un referendum per decidere tra dracma e euro. Le ho spiegato che in realtà il referendum riguarda il taglio delle pensioni: ha subito cambiato idea”.

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