Jack Guez, Afp

Israele ha affermato che la guerra contro Hamas nella Striscia di Gaza durerà ancora a lungo, mentre si moltiplicano gli appelli degli Stati Uniti a ridurre l’intensità dei bombardamenti e a fare di più per proteggere i civili.

Nel corso di una visita in Israele, l’inviato statunitense Jake Sullivan ha inoltre chiesto al governo israeliano di restituire ai palestinesi il controllo della Striscia di Gaza al termine del conflitto.

Il 15 dicembre bombardamenti israeliani sono stati segnalati nel nord della Striscia e a Khan Yunis, la grande città del sud. Secondo il ministero della salute di Hamas, ci sono “decine di vittime”.

È stata colpita anche la vicina città di Rafah, al confine con l’Egitto.

“Siamo stati svegliati in piena notte da un’enorme esplosione”, ha dichiarato all’Afp Bakr Abu Hajjaj, un abitante della città. “Vari edifici sono crollati e ci sono molti feriti”.

Secondo le autorità di Hamas, l’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza ha causato finora la morte di 18.787 persone. L’attacco di Hamas del 7 ottobre ha invece causato circa 1.200 vittime in Israele.

L’esercito israeliano ha affermato che 119 soldati sono rimasti uccisi dall’inizio dell’offensiva di terra, il 27 ottobre.

Secondo le Nazioni Unite, dall’inizio del conflitto 1,9 milioni di abitanti della Striscia di Gaza, cioè l’85 per cento della popolazione totale, sono stati costretti a lasciare le loro case.

Il 14 dicembre le Nazioni Unite hanno avvertito che la crisi umanitaria nella Striscia di Gaza si sta aggravando.

“Abbiamo a che fare con persone disperate, affamate e terrorizzate”, ha affermato Philippe Lazzarini, il direttore dell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi.

Il 15 dicembre le telecomunicazioni sono state nuovamente interrotte, aggravando l’isolamento del piccolo territorio, sottoposto dal 9 ottobre a un assedio totale israeliano.

Il 15 dicembre l’esercito israeliano ha annunciato di aver recuperato i corpi di tre ostaggi. Si tratta di Nik Beizer e Ron Sherman, due soldati di diciannove anni, e del francoisraeliano Elya Toledano.

Secondo l’esercito, 132 ostaggi sono ancora in mano ad Hamas.

La visita di Sullivan

Il governo statunitense, il principale alleato d’Israele, sta mostrando segni d’impazienza per la situazione nella Striscia di Gaza. Il 12 dicembre il presidente Joe Biden aveva affermato che Israele potrebbe perdere il sostegno della comunità internazionale a causa dei “bombardamenti indiscriminati”.

Secondo un comunicato della Casa Bianca, Washington si aspetta nel prossimo futuro “una riduzione nell’intensità dell’offensiva israeliana”.

“Al termine della guerra non sarebbe giusto che Israele occupasse la Striscia di Gaza”, ha affermato il 15 dicembre a Tel Aviv il consigliere per la sicurezza nazionale statunitense Jake Sullivan, prima di raggiungere Ramallah, nella Cisgiordania occupata.

“Il governo israeliano ha però confermato di non voler occupare la Striscia a lungo termine”, ha aggiunto.

“Qualsiasi tentativo di separare la Striscia di Gaza dal resto della Palestina è inaccettabile”, ha affermato Abu Mazen, il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, durante il suo colloquio con Sullivan.

Il 14 dicembre il ministro della difesa israeliano Yoav Gallant ha affermato che la guerra durerà a lungo. “Hamas ha costruito delle infrastrutture sotterranee che non sarà facile distruggere”, ha spiegato. “Ci vorrà del tempo ma ce la faremo”.