Il 13 gennaio la procura sudcoreana ha chiesto la pena di morte per l’ex presidente Yoon Suk-yeol, accusato di aver cercato d’introdurre la legge marziale nel dicembre 2024.

Secondo la procura, l’ex presidente di destra è responsabile di “un tentativo d’insurrezione, allo scopo d’instaurare una dittatura”.

I procuratori hanno anche accusato Yoon, 65 anni, di non aver mostrato “alcun rimorso”.

La sentenza sarà emessa a febbraio.

In Corea del Sud è ancora in vigore la pena di morte, anche se l’ultima esecuzione risale al 1997.

Il 3 dicembre 2024 Yoon aveva proclamato la legge marziale, giustificandola con la necessità di “eliminare gli elementi ostili allo stato” e “proteggere il paese dalle minacce poste dalle forze comuniste nordcoreane”.

Poche ore dopo aveva ritirato il provvedimento su pressione delle forze politiche e di migliaia di manifestanti.

Yoon è sotto processo dal febbraio 2025 insieme ad altre sette persone, tra cui l’ex ministro della difesa e l’ex capo della polizia.

Il 13 gennaio la difesa di Yoon ha paragonato l’ex presidente a due grandi personaggi storici italiani, Galileo Galilei e Giordano Bruno, perseguiti ingiustamente.

“Ma la verità uscirà fuori”, ha aggiunto.

Nel gennaio 2025 Yoon era diventato il primo presidente sudcoreano in carica a essere arrestato, dopo che per settimane si era barricato nella sua residenza a Seoul.

Era stato poi destituito dalla corte costituzionale nell’aprile 2025, dopo mesi di manifestazioni e di caos politico.

Se sarà riconosciuto colpevole, diventerà il terzo ex presidente sudcoreano a essere condannato per il reato d’insurrezione, dopo i generali Chun Doo-hwan e Roh Tae-woo, coinvolti nel colpo di stato del 1979.