Gli stati candidati a un seggio permanente nel consiglio di pace creato e presieduto dal presidente statunitense Donald Trump, che avrà il compito di “promuovere la stabilità nel mondo”, dovranno pagare “più di un miliardo di dollari”, secondo la “carta” ottenuta il 19 gennaio dall’Afp.
L’organismo era stato inizialmente concepito per supervisionare la ricostruzione della Striscia di Gaza, ma la “carta” gli assegna l’obiettivo più ampio di contribuire a mettere fine ai conflitti armati nel mondo, senza menzionare il territorio palestinese.
“Il consiglio per la pace è un’organizzazione internazionale che mira a promuovere la stabilità, a ripristinare una governance affidabile e legittima, e a garantire una pace duratura nelle regioni colpite o minacciate da conflitti”, si legge nel preambolo del documento, inviato ad alcuni paesi invitati a far parte dell’organismo.
Il testo di otto pagine critica “approcci e istituzioni che troppo spesso hanno fallito”, con un chiaro riferimento alle Nazioni Unite, e chiede il “coraggio” d’intraprendere una nuova strada.
Il documento sottolinea inoltre “la necessità di avere un’organizzazione internazionale per la pace più agile ed efficace”.
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Nell’ultimo anno Trump aveva più volte criticato le Nazioni Unite. In occasione dell’ultima assemblea generale a New York, a settembre, aveva lanciato un attacco su larga scala contro l’organizzazione.
Il 7 gennaio aveva inoltre ordinato il ritiro degli Stati Uniti da ben 66 organizzazioni internazionali, di cui circa la metà legate alle Nazioni Unite, definendole “non più al servizio degli interessi statunitensi”.
Come nel suo primo mandato, aveva inoltre ritirato gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima e dall’Unesco.
Aveva anche sbattuto la porta dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e tagliato gli aiuti esteri degli Stati Uniti, mettendo in difficoltà varie agenzie, tra cui l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) e il Programma alimentare mondiale (Pam).
I poteri del presidente statunitense
Trump sarà il “primo presidente del consiglio di pace” e, in base alla “carta”, avrà poteri molto ampi.
Il presidente statunitense avrà infatti il diritto esclusivo d’invitare altri capi di stato e di governo a partecipare, e di revocare la loro adesione, a meno che non incontri l’opposizione di almeno due terzi degli stati membri, e avrà potere di controllo sulle votazioni.
“Ogni stato membro resterà in carica per un periodo massimo di tre anni dall’entrata in vigore della carta, che il presidente potrà rinnovare. Il limite triennale non si applica agli stati membri che contribuiscono al consiglio di pace con più di un miliardo di dollari”, si legge nella “carta”.
Putin, Milei e Orbán
Vari stati e leader hanno annunciato di essere stati invitati a far parte del consiglio.
Tra questi, la Francia ha ribadito il 19 gennaio il suo “attaccamento allo statuto delle Nazioni Unite”, definito “la chiave di volta di un multilateralismo efficace”.
Il Cremlino ha rivelato che il presidente russo Vladimir Putin ha “ricevuto un invito” attraverso “canali diplomatici”.
Anche altri leader stranieri, tra cui il presidente argentino Javier Milei e il primo ministro ungherese Viktor Orbán, vicini a Trump, hanno riferito di essere stati invitati.