Il 26 gennaio Israele ha annunciato il rimpatrio del corpo di Ran Gvili, il suo ultimo ostaggio nella Striscia di Gaza, che potrebbe aprire la strada alla riapertura del valico di frontiera di Rafah e all’attuazione della seconda fase del piano del presidente statunitense Donald Trump.

“Al termine della procedura d’identificazione condotta dal Centro nazionale di medicina legale, i familiari dell’ostaggio Ran Gvili sono stati informati dell’avvenuto rimpatrio”, ha affermato l’esercito in un comunicato.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha salutato “uno straordinario successo dello stato d’Israele”. “Li abbiamo riportati tutti a casa, dal primo all’ultimo”, ha dichiarato davanti alla stampa alla Knesset, il parlamento israeliano.

Il 7 ottobre 2023, durante l’attacco senza precedenti di Hamas in territorio israeliano, 251 persone, 44 delle quali già morte, erano state rapite per essere usate come ostaggi.

Dei 207 ostaggi catturati vivi, 41 erano morti o erano stati uccisi durante la prigionia.

Gvili, un poliziotto di 24 anni, era stato ucciso mentre difendeva il kibbutz Alumim.

Mancavano solo i suoi resti per completare la restituzione degli ostaggi prevista dall’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas entrato in vigore il 10 ottobre, sotto la pressione degli Stati Uniti.

Il 25 gennaio le forze israeliane avevano avviato delle ricerche in un cimitero nel nord della Striscia di Gaza dopo che il braccio armato di Hamas aveva affermato di aver fornito ai mediatori “tutte le informazioni in suo possesso”.

Il rimpatrio del corpo di Gvili dovrebbe consentire la riapertura del valico di Rafah tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, unica via d’uscita dal territorio palestinese senza passare per Israele e snodo cruciale degli aiuti umanitari.

La sua riapertura era chiesta da tempo dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni umanitarie, ma Israele ha già fatto sapere che sarà solo parziale.

Faceva parte della prima fase del piano Trump.

La seconda fase prevede il disarmo di Hamas, il ritiro graduale dell’esercito israeliano, che controlla più del 50 per cento della Striscia di Gaza, e l’invio di una forza internazionale di stabilizzazione.