L’ambasciata degli Stati Uniti in Zimbabwe ha espresso il 24 febbraio il suo rammarico per la decisione del paese africano di ritirarsi dai negoziati bilaterali sugli aiuti statunitensi al suo sistema sanitario, in nome della difesa della propria sovranità.
Nei mesi scorsi Washington aveva concluso accordi sanitari con vari paesi africani, dopo che il presidente Donald Trump aveva smantellato l’agenzia per lo sviluppo internazionale Usaid e ridotto il ruolo delle ong.
Gli accordi bilaterali riguardano programmi sanitari di contrasto alle malattie, in particolare all’aids, condividendone i costi.
Ma, secondo chi li critica, questi accordi garantiscono a Washington l’accesso ai dati sanitari africani e rischiano di sottrarre il controllo dei sistemi sanitari alle autorità nazionali.
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“Riteniamo che un accordo avrebbe portato benefici straordinari agli zimbabweani, in particolare agli 1,2 milioni di uomini, donne e bambini che attualmente ricevono cure per l’hiv grazie a programmi sostenuti dagli Stati Uniti”, ha affermato l’ambasciatrice Pamela Tremont.
L’accordo prevedeva 367 milioni di dollari di finanziamenti in cinque anni, ha precisato l’ambasciata in un comunicato.
Di recente il presidente zimbabweano Emmerson Mnangagwa aveva però ordinato il ritiro dai negoziati sostenendo che i termini dell’accordo minacciassero l’autonomia del paese.
“Lo Zimbabwe ha deciso di ritirarsi dai negoziati con gli Stati Uniti perché l’accordo è palesemente sbilanciato e avrebbe compromesso la sovranità e l’indipendenza del paese”, aveva scritto il segretario agli esteri zimbabweano in una lettera del 23 dicembre visionata dall’Afp.
Accordi con sedici stati africani
Nel 2025 Washington aveva avviato dei negoziati bilaterali in materia di sanità con vari paesi africani nell’ambito della sua strategia “America first”, il cui obiettivo è contrastare l’influenza della Cina.
Il primo accordo, firmato con il Kenya, era stato sospeso nel dicembre scorso dalla corte suprema keniana per preoccupazioni legate all’accesso di Washington ai dati personali dei cittadini.
In totale finora sedici paesi africani, tra cui Ruanda, Uganda, Lesotho ed Eswatini, hanno firmato accordi sanitari con gli Stati Uniti.