Secondo i risultati parziali delle elezioni legislative del 5 marzo, le prime dopo la rivolta della generazione Z che aveva fatto cadere il governo, in testa c’è il partito dell’ex rapper e sindaco di Katmandu Balendra Shah.
Ventiquattr’ore dopo la chiusura dei seggi, il Rastriya swatantra party (Rsp, centrista), è in testa in più di metà dei 265 collegi elettorali del paese, secondo la commissione elettorale.
Balendra Shah, 35 anni, che punta a guidare il governo, ha un ampio vantaggio anche nell’emblematico collegio elettorale di Jhapa 5, dove sfida l’ex premier marxista K. P. Sharma Oli, 74 anni, costretto alle dimissioni nel settembre scorso.
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Insieme a Gagan Thapa, 49 anni, leader del Congresso nepalese (Nc), Balendra Shah e K. P. Sharma Oli si contendono la guida del paese e la maggioranza alla camera dei rappresentanti, che è composta da 385 seggi assegnati con un sistema elettorale che combina maggioritario e proporzionale.
“I primi risultati sembrano confermare la disaffezione degli elettori per i vecchi partiti”, ha dichiarato all’Afp Kunda Dixit, direttore del settimanale Nepali Times.
Tuttavia, l’esito delle elezioni, considerate le più combattute dalla fine della guerra civile (1996-2006), rimane incerto. Secondo la maggior parte degli analisti politici, ci vorrà del tempo per conoscere la composizione della nuova camera dei rappresentanti e il nome del nuovo primo ministro.
La lotta alla disoccupazione e alla corruzione della classe politica, oltre al rifiuto di un blocco dei social network, erano state le principali rivendicazioni dei partecipanti alla rivolta che aveva sconvolto il paese tra l’8 e il 9 settembre.
Secondo un bilancio ufficiale, almeno 77 persone erano morte e centinaia erano rimaste ferite, mentre molti edifici pubblici e negozi erano stati incendiati o saccheggiati.
Il 5 marzo la premier ad interim Sushila Karki, ex presidente della corte suprema, si è rallegrata per l’ordinato svolgimento delle elezioni.
“Mi congratulo con il popolo nepalese per il successo di queste elezioni pacifiche, che offrono al paese una via d’uscita democratica e costituzionale”, ha dichiarato dopo la chiusura dei seggi.
Quasi 19 milioni di elettori erano chiamati alle urne. Il tasso di partecipazione è stato del 59 per cento, secondo la commissione elettorale.