Gli Stati Uniti e il Venezuela ristabiliranno le relazioni diplomatiche interrotte nel 2019, ha annunciato il 5 marzo il dipartimento di stato statunitense, mentre Caracas ha reagito invocando rapporti improntati al “rispetto reciproco”.
“Gli Stati Uniti e le autorità ad interim venezuelane hanno concordato di ripristinare le relazioni diplomatiche e consolari per facilitare gli sforzi congiunti di rilancio economico e riconciliazione”, ha affermato il dipartimento di stato in un comunicato.
Poco dopo il governo della presidente ad interim venezuelana Delcy Rodríguez, in carica dalla cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi all’inizio di gennaio, ha dichiarato di voler “rafforzare una collaborazione basata sul rispetto reciproco, sull’uguaglianza tra stati sovrani e sulla cooperazione tra i popoli”.
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L’annuncio è arrivato al termine di una visita in Venezuela del segretario dell’interno statunitense Doug Burgum, che si è detto fiducioso sulle prospettive di cooperazione nel settore petrolifero e in quello minerario.
Noto per i suoi legami con l’industria petrolifera e mineraria, Burgum ha affermato che il Venezuela garantirà la sicurezza delle aziende minerarie che opereranno nel paese e si è detto certo dell’aumento della produzione petrolifera, in un contesto di forti tensioni sui prezzi a causa della guerra in Medio Oriente.
“Sono molto ottimista riguardo a un aumento degli investimenti non solo per il petrolio e il gas in mare, ma anche verso l’interno del paese, che ha risorse minerarie notevoli”, ha dichiarato davanti alla stampa.
Sotto la pressione degli Stati Uniti, nelle ultime settimane la presidente Rodríguez aveva promosso una revisione della legge sugli idrocarburi, aprendo il settore alle aziende private, e promulgato un’amnistia che dovrebbe portare alla liberazione di tutti i prigionieri politici.
Si è anche impegnata a far adottare una nuova legge sulle risorse minerarie del paese.
Il Venezuela è ricco di risorse, tra cui oro, diamanti, bauxite, coltan e minerali critici usati nella produzione di computer e smartphone.
L’attività mineraria è concentrata nell’Arco minero del Orinoco, un’area di 112mila chilometri quadrati in cui sono attivi gruppi armati e bande criminali.
L’ong Sos Orinoco ha denunciato la distruzione nell’area di 945mila ettari di foresta dal 2000, basandosi su un’analisi delle immagini satellitari.