Il 9 marzo l’Iran ha lanciato missili e droni contro Israele e gli stati arabi del Golfo all’indomani della nomina di Mojtaba Khamenei a guida suprema in sostituzione del padre, Ali Khamenei, ucciso nel primo giorno di guerra.

Israele ha invece annunciato attacchi contro le “infrastrutture del regime” in Iran nel decimo giorno di un conflitto che sta infiammando il Medio Oriente e scuotendo l’economia mondiale.

In preda al panico per l’intensificarsi della guerra e per il blocco dello stretto di Hormuz, la mattina del 9 marzo i mercati petroliferi hanno registrato un forte rialzo, con il barile che ha superato i 118 dollari, il livello più alto dall’estate del 2022.

“Quest’aumento è un prezzo molto piccolo da pagare per la pace e la sicurezza degli Stati Uniti e del mondo”, ha commentato il presidente statunitense Donald Trump sul suo social network Truth Social.

Mojtaba Khamenei, 56 anni, è stato designato l’8 marzo guida suprema dell’Iran dall’assemblea degli esperti, un organismo composto da 88 membri del clero sciita.

L’assemblea ha affermato di “non aver esitato per un momento nell’adempiere alla sua missione di designare una guida suprema nonostante la brutale aggressione in corso” da parte degli Stati uniti e d’Israele.

I Guardiani della rivoluzione, le forze armate, la polizia e la diplomazia hanno immediatamente giurato fedeltà al nuovo leader, che prende il posto del padre, al potere dal 1989.

Il 4 marzo Israele aveva avvertito che qualsiasi nuova guida suprema sarebbe stata considerata “un obiettivo”. L’8 marzo Trump aveva invece sottolineato, prima che la nomina fosse resa pubblica, che il nuovo leader “non durerà a lungo” senza la sua approvazione.

Il 9 marzo la Cina ha denunciato con forza l’eventualità di un’azione straniera contro la nuova guida suprema.

“La Cina si oppone alle ingerenze nelle questioni interne di altri paesi e ribadisce che la sovranità, la sicurezza e l’integrità territoriale dell’Iran devono essere rispettate”, ha dichiarato durante una conferenza stampa Guo Jiakun, un portavoce del ministero degli esteri.

Il 9 marzo l’Iran ha lanciato missili e droni contro Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein.

Secondo il ministero della salute del Bahrein, un drone iraniano ha ferito 32 civili a Sitrah. L’Arabia Saudita ha annunciato di aver intercettato quattro droni diretti verso il giacimento petrolifero di Shaybah, nel sudest del paese.

Il ministero degli esteri saudita ha condannato gli attacchi iraniani contro il regno e i suoi vicini. “Si tratta di aggressioni inaccettabili, quali che siano le circostanze”, ha affermato sul social network X.

Tra il 7 e l’8 marzo Israele aveva annunciato di aver colpito vari depositi di carburante a Teheran. Il denso fumo nero proveniente dai depositi in fiamme ha immerso la capitale iraniana in un’oscurità apocalittica, accompagnata da un forte odore di bruciato.

L’Iran aveva reagito minacciando di prendere di mira i siti petroliferi di tutto il Medio Oriente.

“Se volete che il petrolio arrivi a superare i duecento dollari al barile, continuate pure”, aveva minacciato.

Secondo un ultimo bilancio fornito dal ministero della salute iraniano, dall’inizio della guerra più di 1.200 persone sono morte nel paese.

Il 9 marzo Israele ha annunciato di aver condotto nuovi attacchi contro le “infrastrutture di Hezbollah” a Beirut, mentre sono in corso violenti combattimenti nel Libano orientale, dove truppe israeliane sono sbarcate in elicottero.

In un’intervista pubblicata l’8 marzo sul Times of Israel, Trump aveva affermato che spetterà a lui e al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu decidere quando mettere fine alla guerra.