Migranti a bordo della Sea Watch 3, la mattina del 24 gennaio 2019.

Sea Watch 3 in acque italiane, chiede di attraccare

Migranti a bordo della Sea Watch 3, la mattina del 24 gennaio 2019.
25 gennaio 2019 18:28

Nonostante il freddo i migranti sono affacciati sul ponte della Sea Watch 3 per guardare l’Etna innevato in lontananza. Sono sollevati dall’idea di essere così vicini a quella che per loro non è la costa italiana, ma l’Europa, forse l’inizio di una nuova vita. Lo racconta Federico Scoppa, fotografo freelance imbarcato da undici giorni sulla nave umanitaria. Una delle preoccupazioni principali dei migranti infatti è quella di non essere riportati in Libia. “Un giovane gambiano ha raccontato di essere stato torturato nei centri di detenzione libici, gli venivano fatti ripetuti tagli con un coltello sulle braccia, mentre era ripreso con un cellulare in collegamento con i genitori per chiedere un riscatto”, racconta Scoppa a Internazionale.

I genitori del ragazzo non potevano pagare, non avevano abbastanza soldi e quindi i trafficanti “lo hanno pugnalato allo stomaco e abbandonato in mezzo alla strada sanguinante. Una donna libica l’ha notato e portato all’ospedale, dove dopo molte insistenze lo hanno operato e hanno ricucito le ferite”. Il ragazzo ha raccontato al fotografo di sentirsi fortunato, perché di solito i neri non sono ammessi negli ospedali libici.

Dal 24 gennaio la nave che batte bandiera olandese è entrata nelle acque territoriali italiane, a causa del maltempo che l’ha costretta prima ad avvicinarsi all’isola di Lampedusa, poi di spostarsi verso la Sicilia orientale, vicino a Siracusa. La guardia costiera italiana ha diramato un comunicato in cui autorizza la nave umanitaria ad avvicinarsi all’Italia, nonostante le affermazioni dei vicepresidenti del consiglio Luigi Di Maio e Matteo Salvini che hanno escluso di concedere l’approdo all’imbarcazione che ha soccorso il 19 gennaio 47 naufraghi nelle acque internazionali al largo della Libia. Tra loro 13 minori stranieri non accompagnati.

“A causa delle condizioni meteo avverse” la Sea Watch 3 “è entrata nelle acque territoriali italiane” e le è “stato assegnato un punto di fonda a largo delle coste di Siracusa, per garantire la sicurezza dell’unità e delle persone a bordo. Sul posto presenti motovedette della guardia costiera e della guardia di finanza”, fa sapere in una nota la guardia costiera italiana. L’ong tedesca Sea Watch ha commentato su Twitter: “per riparare dalle condizioni meteo in ulteriore peggioramento è stato assegnato un posto di fonda a 1,4 miglia dal porto di Augusta, Marina di Melilli- Siracusa. Un posto di fonda assegnato invece di un pos (place of safety)”.

Il ministro dell’interno, Matteo Salvini, ha ribadito che i porti italiani rimangono chiusi alle ong. Il 24 gennaio il tribunale dei ministri di Catania ha chiesto l’autorizzazione al senato per procedere contro il ministro dell’interno per “l’illegittima privazione della libertà dei migranti” bloccati a bordo della nave Diciotti della guardia costiera italiana dal 20 al 25 agosto del 2018. Il reato contestato è sequestro di persona, aggravato dall’abuso di potere.

Salvini si è difeso dicendo che ha agito nell’interesse nazionale. Rispetto al caso Sea Watch, Salvini ha annunciato di aver inviato una lettera al governo dei Paesi Bassi, chiedendo chiarimenti sulla conformità alle leggi internazionali della Sea Watch 3. Nella lettera inoltre l’Italia ha invitato i Paesi Bassi “a predisporre, con urgenza, gli adempimenti relativi all’organizzazione della presa in carico e del trasferimento in territorio olandese dei 47 migranti a bordo della nave olandese Sea Watch”.

Che succede ora?
Il sindaco di Siracusa Francesco Italia si è detto disponibile ad accogliere i migranti che sono a bordo della nave. “Siamo in contatto con il comandante, abbiamo ottenuto un primo risultato mettendo la nave in sicurezza. Ci occuperemo noi delle persone a bordo, la città è pronta ad assistere e accogliere i migranti”, ha dichiarato Italia. Inoltre, secondo quanto riporta Sergio Scandura di Radio Radicale, la procura del tribunale per i minorenni di Catania ha richiesto lo sbarco immediato dei minorenni a bordo della nave. Per la legge italiana infatti non è possibile respingere i minori a bordo della nave. Anche la garante per i diritti dell’infanzia Filomena Albano ha chiesto informazioni urgenti sullo stato dei minorenni a bordo. Nella lettera “l’Autorità garante precisa che quelle richieste sono informazioni fondamentali perché possano essere messe in atto tempestive ed efficaci misure di accoglienza come stabilito dall’ordinamento giuridico italiano e dagli obblighi internazionali”.

La portavoce di SeaWatch Giorgia Linardi ha ringraziato il sindaco di Lampedusa e gli altri sindaci che hanno offerto accoglienza ai migranti soccorsi dalla nave umanitaria e hanno espresso vicinanza. In un comunicato Linardi ha chiesto lo sbarco immediato di tutte le persone a bordo.

Per Paolo Benvenuti, professore di diritto internazionale nell’università di Roma Tre, membro del Consiglio scientifico del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), la decisione di far avvicinare la nave alle coste italiane è stata legittima: “Trovandosi in una situazione di conclamato stato di necessità in ragione delle condizione meteorologiche altamente proibitive, le autorità italiane hanno dovuto permettere l’ingresso della Sea Watch nelle acque interne (che tecnicamente equivalgono a territorio dello Stato italiano), così che al momento essa è ancorata nelle acque di rada fuori del porto di Siracusa”. Secondo l’esperto, “la nave Sea Watch ha titolo a restare e a procedere a porre in essere tutte quelle operazioni necessarie alla ricostituzione di una situazione di sicurezza di navigazione che le permetterà di levare di nuovo le ancore e muoversi in sicurezza quando verrà il momento”.

Il professore di diritto internazionale chiarisce che “il fatto che la Sea Watch si trovi in acque interne (in porto o in rada come nel caso di specie) non dà titolo al comandante della nave di sbarcare le persone che si trovano a bordo, se non con il consenso dell’autorità marittima territoriale, tranne una eccezione che è quella che una persona a bordo si trovi in condizioni sanitarie critiche che richiedano il suo trasferimento a terra ed eventualmente anche il suo ricovero sanitario”.

Intanto il direttore dell’Unar Luigi Manconi ha lanciato un appello affinché venga istituita una commissione d’indagine sulle morti in mare e sui naufragi: “Chiediamo al parlamento di istituire una commissione di inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo e di realizzare una missione in Libia. Chiediamo inoltre al governo di offrire un porto sicuro in Italia alla Sea Watch, che sabato scorso ha salvato 47 persone, senza che si ripeta l’odissea vissuta a fine dicembre davanti a Malta. E ricordiamo a tutti gli Stati europei che la redistribuzione dei migranti si fa a terra e non in mare. Per questo, lunedì 28 gennaio ci ritroveremo dalle ore 17 a piazza Montecitorio, a Roma”.

Leggi anche

Abbonati per ricevere Internazionale
ogni settimana a casa tua.

Abbonati
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

Nostalgia dei personaggi più amati
Guido Vitiello
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.