Angel Olsen. (Cameron McCool)

Il gioco di specchi di Angel Olsen

Angel Olsen. (Cameron McCool)
19 ottobre 2019 14:31

Angel Olsen, Lark
Lark, il brano che apre il nuovo album di Angel Olsen, fa venire in mente gli U2 più ispirati della fine degli anni ottanta, quelli di The Joshua Tree. Un po’ per quel piglio epico, un po’ per quella chitarra che accompagna la voce della cantante. Ma al tempo stesso non c’entra niente, perché la batteria sembra uscita da un pezzo di Phil Spector e perché nei pezzi degli U2 non c’era un uso simile degli archi. All mirrors, la canzone che dà il titolo al disco, è un omaggio al pop elettronico degli anni ottanta, mentre Tonight è un numero da crooner di classe accompagnato un’orchestra dal sapore cinematografico.

L’elenco potrebbe continuare, perché c’è un costante gioco di rimandi e di oscillazioni tra i generi nel nuovo lavoro di Angel Olsen. All mirrors è forse l’episodio più riuscito della sua carriera ed è frutto di una nuova giravolta stilistica. È come un gioco di specchi, citando il titolo (che in realtà si riferisce alle relazioni tra le persone). A far da tramite fra i brani ci sono solo due cose: gli archi (le chitarre sono proprio poche) e la capacità di variare i registri vocali. A seconda delle canzoni Olsen sembra una persona diversa. In Summer, per esempio, ricorda (con le dovute proporzioni) Kate Bush.

Con All mirrors Angel Olsen si è consacrata come una grande autrice di pop sofisticato e dimostra che rimescolare la propria identità artistica è un rischio, ma a volte paga. La strada è quella giusta, vediamo se continuerà a percorrerla o se cambierà ancora una volta.


Big Thief, Forgotten eyes
Non contenti di aver pubblicato il sorprendente U.F.O.F solo pochi mesi fa, i Big Thief sono già tornati in pista con Two hands. Il disco in realtà era già pronto da tempo, perché è stato registrato pochi giorni dopo U.F.O.F in un ranch di Tornillo, vicino a El Paso, in Texas. Alcuni brani inoltre erano già stati proposti dal vivo in questi mesi dalla band di Brooklyn.

Se il precedente era una specie di Ok computer in salsa indie folk, questo lavoro risente molto di più della polvere del deserto che ha accompagnato la sua gestazione. Va più diretto allo stomaco, è meno etereo. U.F.O.F resta superiore, ma anche Two hands è un’ottima prova. Due in un anno, mica male.


Venerus, Love anthem, no.1
Negli ultimi mesi, parlando con diverse persone che lavorano nel mondo della musica, ho ricevuto un consiglio ricorrente: “Ascolta Venerus, è bravo”. Con colpevole ritardo in questi giorni l’ho fatto e devo dire che avevano ragione.

La musica di Venerus (al secolo Andrea, nato a Milano, trapiantato a Roma dopo cinque anni a Londra e oggi di nuovo nel capoluogo lombardo) confina con il rap e la trap contemporanea (ha collaborato con Gemitaiz e Franco126) ma al tempo stesso ha poco a che fare con quella scena: ha un cuore rnb e soul, con arrangiamenti che pescano dal jazz e dal funk, ma anche dagli anni novanta.

Venerus scrive canzoni d’amore ammiccanti e raffinate. Per farla breve, ripeto a voi quello che hanno detto a me: è bravo, ascoltatelo.

(Non fatevi ingannare dall’introduzione del video: il pezzo comincia al minuto 1:34).


Kim Gordon, Air bnb
Il primo disco solista di Kim Gordon, ex bassista e voce dei Sonic Youth, s’intitola No home record ed è un signor esordio. Mescola noise, elettronica e pop con invidiabile disinvoltura, senza perdere di vista i temi cari a Gordon: ego, mascolinità e consumismo. (Se volete approfondire la sua figura vi consiglio l’autobiografia Girl in a band).

C’è molta varietà, e tanta qualità, in No home record. Nel brano Paprika pony spunta fuori addirittura una base trap. Uno dei pezzi migliori è Air Bnb, con quelle chitarre nevrotiche. Il ritornello “Air bnb could set me free” è un bel concentrato di ironia feroce.


Franco Battiato, Torneremo ancora
È difficile non commuoversi un po’ ascoltando il nuovo singolo di Franco Battiato, Torneremo ancora, che apre l’omonimo disco registrato con la Royal Philharmonic Concert Orchestra. In molti l’hanno già definito il suo testamento artistico, facendo riferimento ad alcuni versi del brano (uno su tutti: “La vita non finisce, è come il sonno, la nascita è come il risveglio, finché non saremo liberi”).

In realtà su Rolling Stone Paolo Madeddoni ha spiegato che le cose sono più complicate di così: la canzone era stata scritta qualche anno fa per Andrea Bocelli, che l’aveva scartata, e Battiato ha registrato la voce in un secondo momento, nel 2017. Il testo, per quanto sia toccante, era stato scritto pensando al problema dell’immigrazione e infatti il titolo provvisorio era I migranti di Ganden. Poco importa, però. Spesso la musica viene scritta per un motivo e finisce per significare altro, una volta che viene data in pasto a chi la ascolta.


P.S. Playlist aggiornata! Mi scuso per la latitanza, ma il festival di Ferrara, Nick Cave e Jonny Greenwood in questi giorni mi hanno tenuto molto impegnato.

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