La carica dei sessantasette moschettieri

27 dicembre 2018 16:53

Gentile bibliopatologo,
ho un problema: da quando ero ragazzina, ho letto 34 volte I tre moschettieri. E non mi sembro pronta a fermarmi: mi piace sempre di più. È grave?

–Catherine

Cara Catherine,
trentaquattro volte tre moschettieri fanno centodue moschettieri; se poi consideri che, come tutti sanno, i tre moschettieri in realtà erano quattro, si arriva allo sbalorditivo numero di centotrentasei moschettieri: hai messo insieme un piccolo esercito e puoi partire all’assedio di La Rochelle! Libro e moschetto, come diceva quello sciagurato slogan del ventennio. Ora, a proposito di piccoli eserciti, è da quando giocavo con i soldatini che ho imparato ad apprezzare i piaceri ansiolitici della ripetizione: tutte le sere volevo ascoltare le stesse favole, che nel mio caso erano quelle siciliane dell’imbranatissimo Giufà, nella versione di Italo Calvino. Ed è una fortuna avere un libro rifugio, un luogo pronto ad accoglierti tutte le volte che hai bisogno di qualche ora di esilio dal mondo reale.

Una messa in scena teatrale dei Tre moschettieri, 1905 circa.

Il problema, mi dirai, è che le storie di Giufà a stento arrivavano a una pagina, mentre I tre moschettieri supera le settecento: un macigno che rischia d’ingombrare la strada verso altri mondi romanzeschi, una pesante ipoteca sulla tua futura vita di lettrice. Che fare? Ti consiglio di prendere spunto (tradimento, eresia!) da un altro romanzo, Il club Dumas dello spagnolo Arturo Pérez-Reverte, se riesci a infilarlo di nascosto tra una rilettura e l’altra del tuo tormentone. È un thriller esoterico di bibliofilia erudita che deve molto al Pendolo di Foucault di Umberto Eco, dove un bizzarro cultore di Dumas, entrato in possesso di una fantomatica edizione manoscritta dei Tre moschettieri, fonda un club di monomaniaci come te: “Ho usato i sessantasette capitoli del manoscritto per organizzare la società: un massimo di sessantasette membri, ciascuno con un capitolo come azione nominativa” (tra questi Pérez-Reverte include anche, piccolo omaggio letterario, un “professore di semiotica a Bologna”).

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Alcuni di loro, come scoprirai leggendo il libro, finiscono per ripercorrere, come in un plagio vivente, le peripezie dell’uno o dell’altro personaggio dei Tre moschettieri. Ecco, mi chiedevo se tu non volessi provare a fare un gioco simile. Attenzione, non sto dicendo che devi radunare altri sessantasei ossessionati in un castello a Meung, e neppure che devi rileggere sessantasette volte il libro; ma perché non scegli, per ogni nuova lettura, di ancorarti a un personaggio diverso, e a vedere tutto dal suo punto di vista, trattandolo come se fosse il vero protagonista? Pensaci: già solo con i personaggi principali, hai ottenuto sei o sette variazioni. Poi puoi continuare con quelli secondari, fino a Ketty, la serva di Milady. Esteriormente il libro sarà sempre lo stesso, ma avrai creato decine di romanzi nuovi.

A proposito, c’è un’altra regola del club Dumas:

Alla morte di un membro, o quando qualcuno abbandona il club, il capitolo corrispondente deve tornare in seno alla società. È il consiglio che lo aggiudica a un nuovo candidato.

Forse il posto lasciato vacante dal professore di semiotica a Bologna, pace all’anima sua, è ancora libero: potrebbe essere la tua occasione.

Il bibliopatologo risponde è una rubrica di posta sulle perversioni culturali. Se volete sottoporre i vostri casi, scrivete a g.vitiello@internazionale.it

Questa rubrica è stata pubblicata sul numero di Internazionale Extra Playlist. Il meglio del 2018.

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