La vita postuma dei libri

08 febbraio 2019 13:58

Gentile bibliopatologo,
pur essendo (si spera) ancora lontana dall’evento che ti sto per sottoporre, questo pensiero non mi dà pace. Mio padre nel corso della sua vita ha accumulato, scelti con minuzia, centinaia di libri di storia. Il pensiero che mi attanaglia è questo: il giorno in cui lui non ci sarà più, io mi troverò di fronte a tutti questi libri, paralizzata sul da farsi. Se dovessimo conservare tutto delle generazioni precedenti scompariremmo tra gli oggetti, questo mi è chiaro. Ma come potrò eliminare i suoi libri? Come potrò chiudere gli occhi di fronte a tutto il suo (poco) tempo libero investito a cercarli nelle librerie? O come un panzer passare sopra a tutte le ore passate insieme in libreria io e lui, fin da quando ero piccola, a sfogliare libri? Semplicemente, passare sopra la sua passione per i libri? La sua amata collezione? Mi aiuti per favore!

–Laura

Cara Laura,
se hai a disposizione delle grosse pietre e qualche migliaio di schiavi, ti consiglio di costruire una bella piramide egizia. La biblioteca sarà il pezzo forte del corredo funerario, ma mi raccomando, non dimenticare di metterci anche degli occhiali (due paia almeno), un abat-jour con una scorta di lampadine, magari anche un lettino pieghevole e un poggiatesta come quelli ritrovati nella tomba di Tutankhamon, così tuo padre potrà leggere comodamente i suoi libri di storia nell’oltretomba per i millenni a venire. La soluzione ha il pregio di esonerarti da molti crucci: non dovrai né venderli né donarli a una biblioteca pubblica, ti risparmierai la fatica di ammassarli in soffitta, non dovrai patire atroci dilemmi su quale libro tenere e quale libro dar via, non dovrai neppure scombinare l’ordine in cui tuo padre aveva scelto di sistemarli sugli scaffali.

Certo, l’idea della piramide qualche difetto ce l’ha. E non penso tanto ai costi, quanto all’opportunità di prendere a modello la civiltà più necrofila della storia umana. Vuoi davvero conservare un doppio cartaceo del defunto, praticare la mummificazione libraria? Io dico che è più saggio adottare il punto di vista dei vivi. Dopo la morte dei miei genitori, spuntò fuori da una cassetta di sicurezza un minuscolo amuleto egizio, di un materiale tutt’altro che prezioso. Non diceva nulla a me, non diceva nulla a mia sorella, non diceva nulla ovviamente all’impiegato della banca, al notaio e al perito, che deliberò un po’ bruscamente – “valore: zero” – e passò oltre nell’inventario. Lì per lì ci rimasi male; eppure il perito (mai nome fu più pertinente) aveva detto ad alta voce ciò che sotto sotto pensavo anch’io: per mio padre e mia madre quell’ammennicolo doveva aver avuto un valore simbolico inestimabile, ma ormai il segreto era sepolto con loro.

In un futuro che entrambi speriamo remotissimo, ricordati del mio piccolo aneddoto, e vedi se puoi trarne ispirazione per il destino da riservare alla sua amata collezione, che nel frattempo sarà diventata la tua amata collezione.

(Cintascotch/Getty Images)

Cerca di valutare, come in un inventario peritale, ciò che è vivo e ciò che è morto nella biblioteca paterna, e invece della mummificazione fai seguire ai suoi libri la via della diaspora – come gli ebrei in Egitto. Non farlo per te, non farlo neppure per lui: fallo per i libri. L’unico modo che hanno gli oggetti per continuare a vivere è finire nelle mani di qualcuno che possa dargli nuovamente significato e valore. Vuoi forse impedire ai tuoi libri di incontrarlo?

La biblioteca di mio padre era decisamente faraonica. E io, per esempio, non mi separerò mai dalla sua copia di Minima moralia fitta di annotazioni degli anni studenteschi, o da La fiera delle castronerie, un libro umoristico francese con cui cercava di distrarmi dal mal d’amore, al tempo delle mie prime cotte adolescenziali, o da mille altri libri che sento ancora vivissimi.

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Molti altri però li ho disseminati per biblioteche, università, regalati ad amici e a conoscenti. Potranno vivere in altre mani le loro successive incarnazioni. Ed è bello che sia così. Anzi, a volte mi ritrovo a pensare che quel minuscolo amuleto, che agli occhi del perito valeva zero, in mano a una bimba non perita potrebbe diventare il più prezioso dei gioielli, e ricominciare a caricarsi di storie, memorie e segreti.

Il bibliopatologo risponde è una rubrica di posta sulle perversioni culturali. Se volete sottoporre i vostri casi, scrivete a g.vitiello@internazionale.it.

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