Cinquant’anni dopo la restituzione al Giappone di Okinawa, sotto l’occupazione statunitense dal 1945 al 1972, gli abitanti dell’arcipelago si sentono abbandonati da Tokyo. In occasione dell’anniversario, il 15 maggio, il governatore Denny Tamaki ha rivolto al governo centrale un appello perché s’impegni di più a ridurre la presenza militare statunitense a Okinawa, dove si trova il 70 per cento delle basi americane e gran parte dei 50mila marines dislocati in Giappone. Tamaki ha avanzato delle richieste che difficilmente Tokyo accoglierà: oltre alla riduzione dei militari statunitensi nell’arcipelago, la chiusura immediata della base di Futenma e la rinuncia alla costruzione della nuova base di Henoko, entrambe sull’isola principale. Esclusa dal rapido sviluppo del Giappone nel dopoguerra, oggi a Okinawa il reddito medio di una famiglia è il più basso del paese, mentre il tasso di disoccupazione è il più alto. Se i terreni occupati dalle basi statunitensi fossero restituiti all’isola, ha detto Tamaki, frutterebbero tre volte quel che fruttano adesso. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1461 di Internazionale, a pagina 36. Compra questo numero | Abbonati