Prima di diventare un format stabile di Sanremo, in cui l’artista in gara chiede l’aiuto da casa per amplificare le sue potenzialità, il duetto era una delle forme più tradizionali della rassegna canora, portato alla sua massima espressione da Anna Oxa e Fausto Leali con Ti lascerò nel 1989. Probabilmente Mahmood e Blanco vinceranno Sanremo 2022 con Brividi, una canzone che in quel contesto spicca soprattutto per la capacità di prendere il pathos di Oxa e Leali e di reinventarlo per i tempi, rendendolo più subdolo. Sono tutte e due canzoni su amori inciampati, ma la prima ha una dimensione paternalista e assertiva troppo vintage ormai, mentre Brividi ha il mélo tipico del verbo al condizionale (ti lascerò vs. ti vorrei amare ma sbaglio sempre).

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Certo, non hanno la magniloquenza polmonare di Oxa e Leali, a dimostrazione che oggi il falsetto batte sempre l’assolo (in tutti i campi), e guardano molto all’rnb britannico più che alla bella canzone italiana, ma se il fascino di Oxa e Leali stava nella loro asimmetria di estetica, età e ruolo, tra Mahmood e Blanco c’è un’accennata interscambiabilità che vale come punto di forza. Come gli autori del duetto più famoso di Sanremo, sanno “indossare” il pezzo e irradiare una fiducia disinvolta nella loro chimica. Non è facile azzeccare la “sanremata” fatta bene, soprattutto se si viene da altri percorsi, e nello scrivere Brividi dubito che abbiano pensato a Ti lascerò, ma sono riusciti a calarsi in un archetipo senza scimmiottarlo. Anche Pippo Baudo avrebbe approvato. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1446 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati