La mia compagna è agnostica, io mi sento sincretista e non abbiamo battezzato nostro figlio per lasciare a lui la scelta. Ora che i suoi amici si avvicinano alla comunione, però, le domande sul perché lui non la farà lo mettono in difficoltà. Noi, oltre a riempirlo d’amore, su certe questioni che ci sembrano troppo grandi non sappiamo esattamente cosa dire.–Pierangelo

Viviamo in un paese in grande maggioranza cattolico, dove però ci sono anche tantissime persone atee o di altre religioni. E questo spazio di libertà diventa ogni giorno più ampio, anche grazie alla coerenza di genitori come voi. Ogni persona non cattolica che non battezza i figli o non gli fa fare religione a scuola contribuisce alla pluralità culturale della nostra società. Non credo che questo sia un concetto fuori dalla vostra portata né tanto meno da quella di vostro figlio. È importante trasmettere al vostro bambino l’idea che appartenere a una minoranza – religiosa, etnica, sessuale o di altro tipo – non è un problema. Il problema semmai è essere discriminati per questo. Ditegli che, anche se è normale che abbia molta voglia di sentirsi uguale agli altri, crescere significa anche cominciare a resistere a questa tendenza e imparare a essere sicuri di sé quando non c’è nulla di cui essere insicuri. Io con i miei figli ho risolto con un semplice principio: la fede è una questione che si affronta appieno solo da adulti. Fino a quel momento è bene avere una sana curiosità e conoscere tutte le religioni, senza cedere a qualche usanza religiosa solo per un cieco bisogno di appartenenza.

Questo articolo è uscito sul numero 1429 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati