Mia nipote si vuole mascherare da Beyoncé per carnevale e mia sorella ne è entusiasta. Dovrei spiegarle che non è molto corretto “travestirsi” da un’altra etnia?****–Lori

L’estate scorsa, come ogni anno, ho passato qualche giorno con la mia famiglia a San Vito lo Capo. L’anno precedente mia figlia di 14 anni si era fatta fare le treccine da due signore africane che lavorano sul lungomare. Visto il successo della sua capigliatura, le ho chiesto se avesse intenzione di farsele rifare. “No”, mi ha risposto molto seria, “perché è appropriazione culturale”.

Qualche mese dopo ci siamo trovati a discutere sul fatto che in America sia diventato inaccettabile travestirsi da indiana per halloween. “No, non indiana, papà”, mi ha redarguito. “Si dice nativa americana. E siccome è un popolo che ha subìto un genocidio, non mi sembra il caso di trasformarlo in una mascherata”.

Il bello dei figli è che tu pianti il seme, ma poi loro fanno crescere un albero molto più alto di te. Sulla questione Beyoncé mi sono confrontato con la mia amica Catherine, perché ricordavo che sua figlia le aveva fatto la stessa richiesta e lei l’aveva accontentata. “Non ti è sembrato razzista dipingerle la faccia di nero?”, le ho chiesto. Lei mi ha fulminato: “Ma quale faccia nera? Ha voluto solo i capelli ondulati, un trucco dorato, tanti gioielli e un vestitino luccicante. Quello che le interessa di Beyoncé è lo stile, mica il colore della pelle”. Ops. E tu hai chiesto a tua nipote come intende travestirsi esattamente? Combattere il razzismo è fondamentale, ma bisogna assicurarsi di non vederlo anche dove non c’è.

Questo articolo è uscito sul numero 1449 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati