Ho scoperto che mia figlia di diciassette anni è andata al mare (a cinquanta chilometri da casa) con il suo fidanzato e un amico neopatentato, che non conosciamo. Sono andata su tutte le furie: l’ho chiamata, pretendendo di sapere nome e cognome di questo ragazzo e di conoscerlo, ma lei mi ha risposto: “Che crinch (si scriverà così?), ma chi sei la Gestapo?”. Davvero gli altri genitori pensano che non sia necessario conoscere le frequentazioni dei propri figli adolescenti?
–Serena

Andiamo per ordine: la parola si scrive cringe e si usa tra i giovani per definire situazioni o comportamenti altrui che provocano imbarazzo in chi li osserva. All’idea di doverti presentare il suo fighissimo amico neopatentato, tua figlia si è vergognata per te.

La scena mi ha ricordato di quando a diciotto anni andavo a Firenze di nascosto per incontrare il mio ragazzo. Una volta, chiamando mia madre dalla cabina telefonica, lei mi fa: “I gettoni cadono troppo in fretta, sei sicuro di essere a Roma? Con chi sei?”. No, non sei l’unica che si sentirebbe più tranquilla a conoscere tutte le frequentazioni di tua figlia adolescente, ma come tutti gli altri, non ci riuscirai.

Lei è lì fuori nel mondo a imparare a gestire una serie di relazioni complesse e non può tenerti aggiornata su tutto. Hai pensato che magari il suo fidanzatino non fosse lì con loro, per esempio? Forse l’unico modo per avere un rapporto più onesto sarebbe stato chiederle solo: “Come mai non ti sei sentita libera di raccontarmi che andavi al mare?”. E partire da lì.

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Questo articolo è uscito sul numero 1481 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati