Una causa è stata vinta. Ma i meleti in Alto Adige continuano a essere maltrattati con dosi corpose di prodotti chimici. Per questo, ora che ha sconfitto in sede giudiziaria la giunta della provincia autonoma di Bolzano, Karl Bär farà ancora più sul serio, usando le informazioni ottenute durante il processo per costruire un fronte d’opposizione a quello che ai suoi occhi è un uso eccessivo di pesticidi.

Bär, parlamentare dei verdi tedeschi, ha dovuto rispondere in tribunale della sua azione di sensibilizzazione, organizzata quando era un dipendente dell’Istituto per l’ambiente di Monaco di Baviera. Aveva realizzato un manifesto di protesta contro l’uso eccessivo dei pesticidi in Alto Adige, modificando lo slogan “Missione aria pulita”, una campagna promossa dalla provincia di Bolzano, in “Cercasi aria pulita per l’Alto Adige”. Contro Bär si erano mobilitati Arnold Schuler, assessore provinciale all’agricoltura del partito Südtiroler volkspartei (Svp), le cooperative di melicoltori e ben 1.376 agricoltori, che lo avevono denunciato per diffamazione e contraffazione del marchio. In caso di condanna Bär avrebbe rischiato il carcere fino a tre anni o una sanzione in denaro, ma soprattutto avrebbe dovuto risarcire danni per milioni di euro ad agricoltori e agricoltrici. Inoltre, il dibattito sull’uso dei pesticidi nei campi altoatesini avrebbe subìto una battuta d’arresto.

Alberi in riga come soldati

È da tempo che la provincia di Bolzano ha il record italiano per l’uso di prodotti chimici: per combattere funghi, batteri ed erbacce se ne sono spruzzano ogni anno circa 45 chili per ettaro. Questa quantità così alta si deve soprattutto alle monocolture: meleti e vigneti. L’Alto Adige si vanta di avere la più grande zona dedicata alla melicoltura in Europa. Per quanto riguarda le esportazioni, le mele sono il suo prodotto di punta, che vale circa settecento milioni di euro all’anno.

Ormai però è da tempo che le mele non si raccolgono più su terreni incontaminati. Il paesaggio della valle dell’Adige è caratterizzato da chilometri di monotone piantagioni con gli alberi in riga come soldati, sostenuti da pali di cemento e coperti da reti antigrandine. Tra un filare e l’altro c’è spazio a sufficienza perché ci passi un trattore a spruzzare i pesticidi.

A pagarne le conseguenze non sono solo la flora e la fauna – la biodiversità è a rischio – ma anche la popolazione altoatesina. Nei campionamenti delle acque si riscontrano alti tassi di pesticidi. Inoltre, le analisi hanno rivelato che il 45 per cento dei parchi giochi altoatesini è contaminato da residui di fitofarmaci chimici. Ma invece di trovare un rimedio, la giunta provinciale e le cooperative ortofrutticole preferiscono fare la guerra a chi protesta.

Anche il piccolo comune di Malles Venosta, in val Venosta, si è trovato a scontrarsi con un muro: l’amministrazione aveva dichiarato il territorio comunale libero da pesticidi, proibendo l’uso di prodotti chimici nei campi, ma la giunta provinciale ha obiettato che il comune non aveva la facoltà di introdurre questo tipo di divieto. A dirimere la questione è stato chiamato il consiglio di stato, massimo giudice amministrativo in Italia, che ancora deve pronunciarsi.

Nuove opportunità

L’assoluzione di Bär ha creato le condizioni per approfondire la questione. Il suo avvocato aveva infatti ottenuto il sequestro dei cosiddetti quaderni delle irrorazioni – resoconti dettagliati dell’impiego di pesticidi – di circa 1.200 soggetti che si erano costituiti parte civile al processo. Ora l’Istituto per l’ambiente di Monaco di Baviera li sta esaminando per chiarire quale sia l’effettivo impiego dei prodotti chimici nei meleti altoatesini, con l’intenzione di diffondere subito i risultati per stimolare ulteriormente il dibattito sul tema.

A regolare l’impiego dei prodotti chimici in agricoltura è l’Unione europea, per questo Bär e i suoi sostenitori hanno promosso il movimento “Salviamo api e agricoltori”, raccogliendo quasi 1,2 milioni di firme. Firme che una volta verificate daranno diritto a un’audizione al parlamento europeo e a ottenere informazioni dalla Commissione europea su cosa intende fare rispetto all’impiego dei pesticidi nel continente.  ◆ sk

Questo articolo è uscito sul numero 1461 di Internazionale, a pagina 39. Compra questo numero | Abbonati