Sandro Frizziero
La via delle stelle
Nottetempo, 156 pagine, 18 euro

C’è quel racconto dei trentenni, colti, istruiti, precari, innamorati di se stessi; c’è l’indagine dell’amore, pure quello precario, istruito, moderno. Viene da chiedersi se sia rimasto qualcuno a raccontare i giovani non universitari, che hanno contratti collettivi o si sposano ancora e sono in controtendenza nelle curve anagrafiche sulla natalità. Esistono? Esistono. Invece in questa narrativa contemporanea, quando va bene, il lavoro operaio è prerogativa dei genitori. Non a caso, il padre del protagonista di La via delle stelle _è un meccanico navale, affascinato dal cielo. Eredità, tanto materiale quanto forse allegorica, che alla morte lascia al figlio. Risuonano in molte pagine _Le perfezioni _e _Gli antropologi, ma predico che lo faranno in molti libri sui, per, dei millennial. Lunghi elenchi, l’estetica in barattolo, frasi brevi, escavatrici meccaniche che spostano le zolle di terra giuste e colgono il momento definitivo. Raramente, per esempio, mi sono imbattuta in una descrizione della morte così minima e accurata. E proprio le parti sul lutto sono le più cangianti: “A ogni morte altrui si muore un poco”. Superata la sensazione di un libro che ne ricorda altri, il modo in cui narra Frizziero è più che godibile, spolverato d’ironia: è una scrittura raffinata che si legge per il puro piacere di leggere una frase come: “Il cielo in avanzato stato di decomposizione”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1660 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati