Dopo l’attacco russo all’Ucraina il governo sloveno si è detto disponibile ad accogliere migliaia di profughi ucraini. Da cittadino sloveno, sono stato orgoglioso, ma mi sono anche vergognato. Quando l’Afghanistan è caduto nelle mani dei taliban nell’agosto 2021, il governo sloveno si è rifiutato di accogliere gli afgani, sostenendo che dovevano rimanere nel loro paese e combattere. E un paio di mesi fa, quando migliaia di profughi – soprattutto curdi iracheni – hanno cercato di entrare in Polonia dalla Bielorussia, la Slovenia ha affermato che l’Europa era sotto attacco e ha offerto sostegno militare ai vigliacchi sforzi della Polonia di tenerli a distanza. Il 25 febbraio un tweet del governo sloveno ha chiarito come stavano le cose: “I profughi ucraini provengono da un ambiente culturale, religioso e storico diverso da quello da cui vengono quelli afgani”. Il tweet poi è stato cancellato, ma l’oscena verità ormai era chiara: l’Europa deve difendersi dalla non-Europa. Questo atteggiamento porterà il continente alla catastrofe. I mezzi d’informazione e le élite europee stanno presentando la guerra in Ucraina come un conflitto tra un campo “progressista” occidentale e un campo “eurasiatico” russo, ignorando il resto del mondo. La Cina stessa non è pronta a sostenere la Russia, ma ha i suoi piani. Dopo l’inizio della guerra il presidente cinese Xi Jinping ha mandato un messaggio al leader nordcoreano Kim Jong-un, dichiarando che Pechino è pronta a collaborare con Pyongyang “in una nuova situazione”. Il timore è che la Cina sfrutti la “nuova situazione” per invadere Taiwan.

La cosa preoccupante è che la radicalizzazione a cui assistiamo, come nel caso di Vladimir Putin, non è solo retorica. Molte persone di sinistra erano convinte che Putin stesse bluffando quando ammassava truppe ai confini e quasi tutti si aspettavano che l’esercito russo avrebbe occupato solo le due “repubbliche popolari” controllate dai separatisti sostenuti dal Cremlino o che, al massimo, avrebbe occupato tutta la regione del Donbass. E ora qualcuno che si definisce di sinistra (io non lo farei) se la prende con l’occidente perché il presidente degli Stati Uniti Joe Biden aveva ragione sulle intenzioni di Putin. L’argomentazione è nota: la Nato sta accerchiando la Russia, alimentando rivolte negli stati ex sovietici e ignorando le ragionevoli paure di un paese che nell’ultimo secolo è stato attaccato dall’occidente. Naturalmente c’è qualcosa di vero in questa interpretazione. Ma è come giustificare Hitler dando la colpa al trattato di Versailles. Fatto ancora peggiore, presuppone che le grandi potenze abbiano diritto ad avere sfere d’influenza alle quali tutti gli altri devono sottomettersi per il bene della stabilità globale. È la stessa idea di Putin, convinto che non aveva altra scelta se non quella d’intervenire in Ucraina.

La guerra in Ucraina è presentata come un conflitto tra un campo “liberale” occidentale e un campo “eurasiatico” russo, ignorando il resto del mondo

Quindi il problema è il nazismo ucraino? Sarebbe più appropriato farsi questa domanda a proposito di Putin. La stella polare intellettuale del presidente russo è il filosofo Ivan Ilin, le cui opere oggi sono distribuite tra funzionari di stato e militari. Espulso dall’Unione Sovietica nel novecento, Ilin propose la sua versione russa del fascismo: lo stato è una comunità omogenea guidata da un sovrano e la libertà consiste nel saper stare al proprio posto. Aleksandr Dugin, il filosofo di corte di Putin, segue da vicino le orme di Ilin, aggiungendo una spruzzata postmoderna di relativismo storicista: “Crediamo in quello che facciamo e in quello che diciamo. È solo così che si può definire la verità. E così abbiamo la nostra verità russa, che dovete accettare. Se gli Stati Uniti non vogliono cominciare una guerra, bisogna riconoscere che non sono più l’unico padrone. E con la situazione in Siria e in Ucraina, la Russia sta dicendo: ‘No, non siete più i padroni’. Solo la guerra può decidere chi domina il mondo”.

Ma che ne è delle popolazioni della Siria e dell’Ucraina? Possono scegliere anch’esse la loro verità? L’idea che ogni “stile di vita” abbia la sua verità è uno dei motivi per cui Putin piace a tanti populisti di destra (e il sentimento è reciproco) come Donald Trump, che ha celebrato l’invasione russa come la mossa “di un genio”.

La “verità russa” è solo un mito che giustifica la visione imperiale di Putin. Per contrastarlo l’Europa deve costruire ponti con i paesi poveri, molti dei quali hanno una lunga lista di giustificate lamentele contro la colonizzazione. Non basta “difendere l’Europa”. Bisogna convincere gli altri paesi che l’occidente offre scelte migliori di Russia e Cina. E per farlo dobbiamo cambiare noi stessi, eliminando il neocolonialismo. Anche quando si presenta travestito da aiuto umanitario. Siamo pronti a dimostrare che, difendendo l’Europa, stiamo lottando per la libertà di tutti? Il nostro rifiuto di trattare tutti i profughi allo stesso modo manda al mondo un messaggio molto diverso. ◆ ff

Slavoj Žižek
è un filosofo e studioso di psicoanalisi sloveno. Il suo ultimo libro è Hegel e il cervello postumano (Ponte alle grazie 2021).

Questo articolo è uscito sul numero 1451 di Internazionale, a pagina 52. Compra questo numero | Abbonati