Il cambiamento climatico sta aggravando la lunga lista delle crisi che affliggono l’Europa. Un’altra ondata di caldo ha investito la Francia e le isole britanniche, e il continente deve affrontare una siccità sempre più grave, con pesanti conseguenze sulla sicurezza energetica, il prezzo dei prodotti alimentari, i flussi commerciali e la biodiversità.

Gli allarmi sulla siccità riguardano ormai due terzi del territorio dell’Unione europea. Secondo l’ultima mappa dell’Osservatorio europeo per la siccità il 47 per cento dell’Unione è a livello di guardia e il 17 per cento a quello di allerta, il più grave. Sull’altra sponda della Manica il governo britannico ha dichiarato ufficialmente lo stato di siccità in gran parte del paese. Nell’Inghilterra sudorientale da cinque mesi non si registrano precipitazioni significative.

Non è ancora chiaro fino a che punto la siccità sia causata dal cambiamento climatico. La cattiva gestione dell’acqua può essere un fattore. Ma le temperature più alte hanno un ruolo, per esempio aumentando l’evaporazione e alterando l’andamento della pressione atmosferica. Gli scienziati prevedono che il Mediterraneo e l’Europa occidentale saranno soggetti a un rischio di siccità sempre maggiore man mano che il pianeta si riscalda. “È molto difficile capire quanto il cambiamento climatico stia amplificando questo evento in particolare”, spiega Justin Sheffield, che insegna idrologia all’università di Southampton, nel Regno Unito. “Ma le temperature hanno sicuramente un effetto”.

In tutta Europa un’estate torrida – parte di una chiara tendenza al surriscaldamento – sta prosciugando i fiumi e i terreni indeboliti da un inverno e da una primavera insolitamente secchi. Gli effetti si fanno sentire su diversi settori già sotto pressione.

Energia

Il caldo intenso e la siccità colpiscono duramente il sistema energetico, peggiorando una situazione che era già preoccupante a causa della crisi del gas e dell’impennata dei prezzi dell’energia.

I bassi livelli dell’acqua dei fiumi e dei laghi rallentano le centrali idroelettriche. Secondo Glenn Rickson della società di consulenza S&P Global, nel secondo trimestre del 2022 in Europa occidentale la produzione di energia idroelettrica è diminuita del 20 per cento rispetto alla media. In Francia e Spagna a luglio i bacini idrici hanno fatto segnare i livelli più bassi degli ultimi vent’anni, aggiunge Rickson. La situazione è particolarmente difficile in Italia, dove l’Enel ha dovuto chiudere molti dei suoi impianti, come ha ammesso l’ingegnere Francesco Fornari. La Norvegia potrebbe limitare le esportazioni di energia verso altri paesi europei dopo che il governo, sotto pressione a causa dei prezzi dell’energia, ha deciso di dare la priorità al ripristino dei bacini idrici rispetto alla produzione di elettricità.

Meno acqua significa fiumi più caldi, e questo compromette i sistemi di raffreddamento delle centrali nucleari. La principale azienda elettrica francese, l’Edf, è stata costretta a ridurre la produzione di energia derivante dal nucleare a causa dell’aumento della temperatura dei fiumi. In Svizzera una delle tre centrali nucleari ha dovuto tagliare la produzione.

Le limitazioni della fornitura, insieme alla maggiore domanda dovuta alla necessità di accendere i condizionatori, contribuiscono a far aumentare ulteriormente i prezzi dell’energia, che in Francia e in Germania hanno raggiunto nuovi record. “È una crisi energetica complessa”, spiega Sheffield parlando della combinazione tra siccità, caldo e conseguenze della guerra in Ucraina.

Trasporti

Il calo del livello dell’acqua nei grandi fiumi europei crea problemi anche alle aziende che dipendono dai corsi d’acqua per il trasporto e il raffreddamento.

Il livello basso del Reno, un’arteria cruciale che collega la Svizzera e il cuore industriale della Germania al mare del Nord, sta ostacolando il trasporto di componenti, carbone e altri beni.

“I bassi livelli dell’acqua riducono la capacità dei battelli di trasportare materie prime e prodotti finiti lungo il fiume, creando ulteriori disagi nella filiera di distribuzione”, si legge in un rapporto di Moody’s sui danni subiti dalle aziende chimiche della regione.

Il livello dell’acqua registrato dalla stazione di monitoraggio di Kaub, uno dei punti critici nella navigazione del Reno, è considerato basso quando scende sotto i 130 centimetri. Nei giorni scorsi non arrivava a 46. Se dovesse scendere sotto i 40 centimetri il passaggio diventerebbe molto difficile per la maggior parte delle imbarcazioni.

Il caldo asfissiante sta bruciando i raccolti agricoli in tutta l’Unione

Gli effetti di un’interruzione dei trasporti sul Reno ricadrebbero su tutta l’economia europea, in un momento in cui la guerra in Ucraina e l’onda lunga della pandemia stanno spingendo il continente sull’orlo della recessione.

L’azienda energetica Uniper ha annunciato che la produzione di due impianti a carbone – che secondo i piani del governo tedesco dovrebbero contribuire a evitare una possibile crisi energetica in inverno – sarà condizionata dai problemi nelle forniture. Il gigante chimico Basf ha avvertito che un taglio della produzione non può essere escluso. I costi di trasporto stanno schizzando alle stelle. In Svizzera, dove gran parte del petrolio arriva attraverso il Reno, il costo del carburante è aumentato.

Biodiversità

Il riscaldamento dell’acqua può essere letale anche per i pesci. A luglio centinaia di pesci sono morti nel lago Zicksee, in Austria, prosciugato dal caldo. Episodi simili sono avvenuti in Spagna, Francia e Germania.

Anche sulla terraferma la fauna europea è in difficoltà. Le associazioni ambientaliste francesi hanno lanciato l’allarme sulle conseguenze del caldo per gli uccelli, mentre un’organizzazione bavarese ha avvisato che i ricci rischiano di morire di fame perché i vermi di cui si nutrono scavano sempre più in profondità nel terreno alla ricerca di umidità.

Molte specie non riescono ad adattarsi “a eventi estremi come quelli a cui stiamo assistendo”, spiega Sergiy Moroz dell’European environmental bureau.

Gli incendi in corso nel continente, che si diffondono più facilmente in condizioni di caldo e siccità, stanno spazzando via ampi tratti di foresta, distruggendo gli habitat della fauna selvatica e rilasciando grandi quantità di anidride carbonica nell’atmosfera.

Secondo l’ong spagnola Seo birdlife gli incendi nel parco nazionale di Doñana potrebbero colpire fino a 77 specie a rischio. In totale, nei primi sette mesi del 2022 la Spagna ha perso un’area equivalente al doppio del territorio di Singapore, mentre la Francia ha registrato la perdita di almeno cinquantamila ettari.

Gli effetti del caldo, della siccità e degli incendi sulla biodiversità arrivano in un momento in cui gli scienziati avvertono che il declino delle specie sta procedendo a una velocità senza precedenti, un fenomeno che potrebbe avere conseguenze devastanti per la catena alimentare.

Agricoltura

Il caldo asfissiante sta anche bruciando i raccolti in tutta l’Unione europea. Gli agricoltori parlano di perdite dolorose. A luglio il Centro comune di ricerca della Commissione europea ha avvertito che il caldo e la siccità potrebbero ridurre i raccolti, prevedendo un calo tra l’8 e il 9 per cento nella produzione di mais, semi di girasole e soia.

In Germania i coltivatori sostengono che il raccolto di grano registrerà una riduzione del 10 per cento. In Francia, quarto esportatore mondiale di questo cereale, il ministero dell’agricoltura prevede una riduzione del 4 per cento del raccolto di grano tenero e del 14 per cento di quello di grano duro rispetto al 2021. Gli agricoltori belgi riferiscono che i raccolti di patate e fagioli sono “bruciati dal sole”, mentre gli esportatori di granturco romeni si aspettano una perdita fino al 35 per cento della produzione a causa della siccità.

In Italia la siccità ha prosciugato le risaie, e si prevedono perdite del 30 per cento. In molti paesi dell’Europa meridionale anche i produttori di olio d’oliva sono stati colpiti. La prestigiosa industria vinicola del continente è in difficoltà: in Spagna e Francia le viti arse dal sole produrranno meno uva del solito.

Gli allevatori francesi riferiscono inoltre che i pascoli necessari all’alimentazione degli animali stanno seccando, compromettendo la produzione di latte, burro e panna, come riferito dal Cniel, organizzazione nazionale del settore lattiero-caseario. Nell’Ungheria orientale la produzione di miele è in crisi.

I danni all’agricoltura europea coincidono con un periodo in cui l’approvvigionamento alimentare mondiale è in crisi e i prezzi sono in forte aumento.

Il ministro dell’agricoltura spagnolo Luis Planas ha dichiarato che il costo dell’olio vegetale, già salito a causa della guerra in Ucraina e dei suoi effetti sulle coltivazioni di girasole, resterà elevato se il raccolto delle olive in Spagna sarà inferiore alle aspettative.

Politica

Gli effetti del caldo sui trasporti, l’energia e l’agricoltura stanno facendo salire le bollette e i prezzi dei prodotti di base, contribuendo alla crescita dell’inflazione e minacciando di alimentare il malcontento dei cittadini in vista di diverse importanti elezioni in programma in autunno. Nel corso dell’estate si è già assistito a un’ondata di scioperi dovuti all’aumento dei prezzi.

In Spagna l’organizzazione degli agricoltori Asaja ha annunciato manifestazioni di protesta per settembre, sottolineando che l’inflazione e il calo della produzione causato dalla siccità stanno creando una situazione insostenibile per i coltivatori.

In Francia un recente sondaggio indica che circa l’80 per cento della popolazione è preoccupata dal caldo e dalla siccità, e il 70 per cento (compresa metà dei sostenitori del presidente Emmanuel Macron) ritiene che il governo non stia facendo abbastanza per contrastare la crisi climatica. L’esecutivo ha dichiarato che la siccità in corso è la peggiore mai vista nel paese. In diversi punti il corso della Loira è ridotto a un rigagnolo, mentre 93 regioni francesi hanno imposto restrizioni all’uso dell’acqua e più di cento centri abitati non hanno accesso all’acqua potabile.

Nelle prossime settimane la pioggia potrebbe portare un po’ di sollievo, ma dopo tanti mesi (e in alcuni casi anni) senza precipitazioni la siccità è ormai un fenomeno radicato.

“Penso che questo clima durerà ancora per qualche settimana”, spiega Sheffield. “La situazione potrebbe migliorare un po’, ma ci vorrebbe molta pioggia per riprenderci davvero”. ◆ as

Questo articolo è uscito sul numero 1474 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati