Detenute nella prigione Topo Chico di Monterrey, in Messico, l’11 febbraio 2016.

La polizia messicana accusata di violenze sulle detenute

Detenute nella prigione Topo Chico di Monterrey, in Messico, l’11 febbraio 2016.
30 giugno 2016 09:54

In Messico, le donne incarcerate non ricevono né sostegno né aiuto. In un rapporto reso pubblico il 28 giugno, Amnesty international rivela che la grande maggioranza di loro è vittima di abusi sessuali commessi da agenti delle forze di sicurezza, che usano questo “metodo” per estorcere delle confessioni.

Secondo l’ong con sede a Londra, che ha raccolto le testimonianze di cento donne, 72 dicono di aver subìto abusi sessuali durante o poco dopo il loro arresto, e 33 affermano di essere state violentate. Cifre che per Erika Guevara-Rosas, direttrice del programma Americhe dell’organizzazione, dimostrano che “il ricorso alla violenza sessuale come forma di tortura sembra essere diventato una pratica comune durante gli interrogatori”.

Amnesty international ipotizza inoltre che la polizia proceda ad arresti illegali per gonfiare artificialmente le sue cifre e per giustificare la sua politica di lotta contro i narcotrafficanti, molto potenti e organizzati nel paese, sull’esempio del cartello di Sinaloa. In questa guerra spietata, che negli ultimi anni ha fatto decine di migliaia di morti, le autorità non vogliono essere considerate incapaci, e di conseguenza sono disposte a tutto pur di ottenere risultati. Anche a prendersela con le donne, considerate “l’anello più debole della catena (del narcotraffico)”.

Chi sono queste donne? Giovani provenienti da famiglie povere, ma anche ragazze-madri, marginalizzate perché non si conformano allo schema sociale tradizionale della coppia sposata. Le prostitute formano un altro gruppo molto vulnerabile.

A quanto pare la più coinvolta in queste pratiche è la marina messicana, presente negli stati in cui la violenza è più forte, tra gli altri Veracruz e Tamaulipas. Tuttavia, pochi responsabili vengono portati davanti alla giustizia.

In generale, le donne messicane sono spesso considerate come oggetti: stupri, maltrattamenti, abusi di vario genere, le violenze che subiscono sono sempre più numerose. Ma alcune di loro hanno deciso di rompere la legge del silenzio. Come Rosa Margarita Ortiz Macias, che in un video ha esortato il presidente Enrique Peña Nieto ad agire. “Per l’amor di dio, basta!” afferma questa donna. Un appello destinato a cadere nel vuoto?

(Traduzione di Andrea De Ritis)

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