Il presidente Hassani Rohani all’inaugurazione del parlamento iraniano a Teheran, il 28 maggio 2016.

In Iran Mahmoud Ahmadinejad rinuncia a ricandidarsi alla presidenza

Il presidente Hassani Rohani all’inaugurazione del parlamento iraniano a Teheran, il 28 maggio 2016.
28 settembre 2016 11:16

Fino a poco tempo fa in Iran circolavano voci sul possibile ritorno in politica dell’ex presidente conservatore Mahmoud Ahmadinejad, rimasto al potere dal 2005 al 2013. Il suo ritorno sulla scena avrebbe potuto ostacolare la rielezione, alle presidenziali del maggio del 2017, del suo successore Hassan Rohani. Il 27 settembre, però, Ahmadinejad ha annunciato in una lettera alla guida suprema Ali Khamenei di rinunciare a ricandidarsi, per conformarsi alla volontà espressa da quest’ultimo.

Il giorno prima l’ayatollah, che incarna l’autorità suprema della Repubblica islamica (e i cui pareri sono scrupolosamente rispettati), aveva bloccato le ambizioni di Ahmadinejad dichiarando che la sua candidatura “avrebbe provocato una polarizzazione negativa per il paese”.

Nel 2009 la rielezione di Ahmadinejad, noto per le sue dichiarazioni negazioniste sulla shoah e i suoi duri attacchi agli Stati Uniti, aveva suscitato un sentimento di rifiuto tra la popolazione, di cui il Movimento verde era stato il portavoce. La sua rielezione aveva provocato proteste e violenze a Teheran, le più gravi dalla rivoluzione khomeinista del 1979.

Offensiva preventiva
Le affermazioni di Khamenei appaiono come un’“offensiva preventiva” per sgombrare il terreno da ogni ostacolo al riformatore Rohani, che conserva il sostegno dei religiosi dopo l’accordo sul nucleare concluso a Vienna nel luglio 2015. Uno dei potenziali avversari di Rohani avrebbe potuto essere il generale Qassem Suleimani, il comandante della Forza Quds, il braccio armato del regime iraniano all’estero. Ma l’ufficiale ha preferito non lanciarsi nell’arena politica dichiarando che vuole “rimanere un soldato”.

La situazione apre nuove prospettive per Rohani. La teocrazia iraniana generalmente privilegia i doppi mandati, una dimostrazione di continuità e di stabilità. Del resto gli analisti sono convinti – e non a torto – che l’attuale governo sia più propenso ad attirare quegli investitori stranieri di cui l’economia iraniana ha tanto bisogno.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

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