Un libro per l’estate

30 luglio 2017 09:53

Romanzi, saggi, memoir, fumetti, poesie, nuove uscite e classici. Un elenco di titoli tra cui scegliere un libro da leggere in vacanza.

Trilogia della Ibis (Mare di papaveri, Fiume d’oppio, Diluvio di fuoco), di Amitav Ghosh
India, metà ottocento. Il commercio dell’oppio condiziona il destino di vari personaggi dalle molteplici provenienze e classi sociali (li ritroveremo per tutta la saga). Una perfetta, esotica e appagante lettura estiva. La traduzione italiana cerca di riprodurre la varietà di linguaggi e dialetti usati nell’originale.

Exit west, Mohsin Hamid
L’ultimo romanzo di Mohsin Hamid è una storia d’amore e di guerra, di fuga e di speranza, di lutti, di separazioni, di ricerca della felicità. Fa avanti e indietro tra un passato recente, un presente amplificato, un futuro prossimo, e racconta il mondo di oggi con più precisione di tanti articoli.

Memoria di ragazza, di Annie Ernaux
Nell’estate del 1958 una diciottenne lascia per la prima volta la famiglia e la città della Normandia dove vive per trascorrere un breve periodo come educatrice in una colonia. La diciottenne è Annie Ernaux e quello che scrive tanti anni dopo è un racconto autobiografico intimo e lucido.

Cielo notturno con fori d’uscita, di Ocean Vuong
Ocean Vuong è nato nel 1988 a Saigon. Nel 1990 la sua famiglia lascia il Vietnam per cercare fortuna negli Stati Uniti. Vivono in sette in un piccolo appartamento, il padre viene arrestato e la madre lavora in un centro estetico. Vuong impara a leggere a undici anni, comincia a scrivere versi e oggi, secondo il New Yorker, è il poeta che “vuole correggere la lingua inglese”. Le immagini che usa sono forti e originali, l’erotismo e l’inquietudine sono sempre presenti, l’inglese è come se fosse reinventato: “An American soldier fucked a Vietnamese farmgirl. Thus my mother exists. / Thus I exist. Thus no bombs = no family = no me. / Yikes”.

Il fotografo, di Emmanuel Guibert, Didier Lefèvre, Frédéric Lemercier
Un grande reportage sull’invasione sovietica dell’Afghanistan nel 1986. Nell’adattare le memorie del suo amico fotoreporter Didier Lefèvre, Emmanuel Guibert trova un equilibrio perfetto tra astrazione e sensualità, tra una intensità e leggerezza, tra disegno e foto. Un libro importante di memoria individuale e collettiva, che è anche un atto di amore per un popolo. Riedizione integrale, prefazione di Adriano Sofri.

I numeri felici, di Susanna Mattiangeli, illustrazioni di Marco Corona
È il diario estivo di Tina, una bambina di quasi dieci anni che racconta il mondo attraverso i numeri, ricordandoci che tutti dovremmo tenere un diario dei nostri numeri felici. Dagli otto anni in su.

Trittico dell’infamia, di Pablo Montoya
Le vite di tre artisti minori del cinquecento s’intrecciano, creando un affresco complesso e inquietante dell’Europa sulla soglia della modernità, tra colonialismo, guerre religiose e grandi scoperte. Un libro evocativo e complesso. Lo scrittore colombiano Pablo Montoya entra ed esce dal registro del saggio e da quello del romanzo con abilità straordinaria grazie a un linguaggio che sa essere rigoroso e poetico allo stesso tempo.

Le nostre anime di notte, di Kent Haruf
Dopo Canto della pianura, la trilogia che lo ha fatto conoscere ai lettori italiani, Haruf racconta la scelta audace di due anziani vedovi. Addie e Louis cominciano a passare le notti insieme, e così facendo mettono in scena un rito solo apparentemente semplice e innocente. In questo piccolo romanzo si passa dalla dolcezza all’eccitazione, mentre i due protagonisti riflettono sul loro passato e sulle scelte da prendere per il futuro.

Stato di quiete, di Pierluigi Cappello
“Scorrono sulle rotaie della pagina a righe / sbucano dal bianco e vanno verso il bianco / queste parole scritte bene che formano un pensiero”. L’ultima raccolta di poesie di Pierluigi Cappello, nato a Gemona del Friuli nel 1967, è perfetta per gustarsi la pulizia della forma e seguire la ricerca sulla lingua di uno dei maggiori poeti italiani contemporanei.

L’enigma del lago rosso, di Frank Westerman
È la notte del 21 agosto 1986 quando, in una valle remota del nordovest del Camerun, accade qualcosa di misterioso: un boato, un lago vulcanico che cambia colore, la morte di ogni essere vivente – più di 1.700 persone, migliaia di animali – nel raggio di diciotto chilometri, mentre tutt’intorno non ci sono segni di violenza o di distruzione. Che cos’è successo? Il giornalista olandese Frank Westerman cerca di ricostruire il mistero del lago Nyos, intervistando esperti, abitanti e missionari. Un reportage che non è solo un reportage, ma anche un’inchiesta, un racconto appassionante e una riflessione sull’atto di narrare.

Il ritorno, di Hisham Matar
Dal 1990 Hisham Matar non sa più niente di suo padre, sparito nelle galere di Gheddafi, in Libia. La ricerca del genitore si trasforma presto nel racconto di un intero paese, dalla colonizzazione italiana alla rivoluzione incompiuta. Un ritratto della Libia come non l’abbiamo mai letto.

Come Proust può cambiarvi la vita, di Alain de Botton
È insieme la biografia di Marcel Proust e un manuale per vivere meglio. Ed è divertentissimo. È uscito vent’anni fa ma non è mai troppo tardi per leggerlo, soprattutto se da vent’anni vi ripromettete di leggere Alla ricerca del tempo perduto: magari questa è l’estate buona.

It, di Stephen King
Perché è un grande horror, ma anche un grande libro sull’America. Perché cita Bruce Springsteen e perché a settembre esce il nuovo film.

Golia. Marcia del fascismo, di Giuseppe Antonio Borgese
Saggio sulle origini e l’ascesa del fascismo scritto in inglese tra il 1935 e il 1937, mentre Borgese era in esilio negli Stati Uniti. Tradotto nel dopoguerra e pubblicato da Mondadori, oggi il libro è finito nel dimenticatoio come gran parte delle opere del grande intellettuale siciliano. A ottant’anni di distanza, Golia è un libro di estremo interesse, soprattutto perché le intuizioni e le analisi dell’autore sulla società italiana sono ancora attuali.

L’Italiano, di Shukri al Mabkhout
Le avventure politiche e amorose di Abdel Nasser, soprannominato l’italiano per la sua bellezza, sono la metafora di un paese, la Tunisia, raccontato nel periodo di transizione tra due regimi, da quello di Bourghiba a quello di Ben Ali. Nel 2015 ha vinto l’International prize for arabic fiction, il premio letterario più importante nel mondo arabo. È una bella lettura, da fare tenendo conto delle primavere arabe e delle speranze tradite di tanti giovani.

All the Kremlin’s men, di Mikhail Zygar
Già direttore di Dožd, unica tv indipendente in Russia, Mikhail Zygar racconta come funziona il sistema di potere di Vladimir Putin, concentrandosi sui personaggi che ruotano intorno al presidente: politici, faccendieri, oligarchi, uomini dei servizi, spin doctor. Il suo libro non è una semplice biografia né un normale saggio storico, è un profilo davvero completo e articolato del leader russo e dei cambiamenti che il paese ha vissuto negli ultimi quindici anni. Dentro c’è tutto: intrighi, tradimenti, ambizioni, vendette, strategie. Ed è tutto vero e perfettamente documentato. Un lavoro rigorosamente ancorato alla realtà che si legge come un thriller o un romanzo di spie.

Il racconto dell’ancella, di Margaret Atwood
Nel romanzo distopico di Margaret Atwood gli Stati Uniti sono una teocrazia cristiana in cui le donne, ridotte a macchine per la riproduzione, non hanno più diritti. È un libro del 1985 ed è sempre straordinario. Da leggere anche se si è vista la serie tv.

Le otto montagne, di Paolo Cognetti
La montagna – dura, maestosa, difficile – è la protagonista di questo romanzo di formazione che racconta l’amicizia tra Pietro, gracile ragazzino di città, e Bruno, suo coetaneo montanaro. Una scrittura semplice e coinvolgente e una storia emozionante che hanno fatto vincere a Cognetti il premio Strega 2017.

I ragazzi di Barrow, di Fergus Fleming
Nella prima metà dell’ottocento la maggior parte delle terre emerse era ormai nota, anche se in molti casi solo in maniera approssimativa. Bisognava dunque verificare le supposizioni degli esploratori e dei geografi del secolo precedente. A ideare e organizzare le spedizioni per conto della marina britannica fu per quarant’anni John Barrow, un uomo che “mangiava e beveva con moderazione, e con ancor più parsimonia faceva esercizio fisico. Cascasse il mondo, ogni estate passava un mese di vacanza in campagna”. Un racconto appassionante e divertente, dai toni più ironici che epici, delle avventure (e delle molte sventure) dei “ragazzi” che Barrow spediva in giro per il mondo. Consigliato in particolare a chi quest’estate non partirà.

Giorni di fuoco, di Ryan Gattis
Tra aprile e maggio del 1992 a Los Angeles, la seconda città più grande degli Stati Uniti, ci fu una vera e propria guerra. Ryan Gattis lascia da parte le storie più conosciute di quei giorni – le rivolte, i saccheggi, le violenze della polizia – e dà la parola ai ragazzi (spesso adolescenti, a volte bambini) delle gang latinoamericane, agli spacciatori, ai tossici e a tutti quelli che, non avendo niente da perdere e avendo invece tanti conti in sospeso, furono i veri protagonisti del disordine. Un racconto corale che mostra come anche in una città attraversata da muri e linee di confine, i destini di tutti siano inevitabilmente intrecciati.

Al centro di una città antichissima, di Rosa Mordenti
È uno dei titoli della collana Quinto Tipo diretta da Wu ming 1. Con una scrittura allo stesso tempo densa e asciutta racconta la resistenza a Roma, la lotta partigiana come momento in cui tutto sembrava possibile, la normalizzazione “che comincia sempre dal ritorno a casa delle donne” e una storia familiare inconfessabile.

L’isola del tesoro, di Robert Louis Stevenson
Non è mai troppo tardi per leggere, o rileggere, un vero libro di avventura. Quello di Stevenson è romanzo che ha praticamente creato l’immaginario sui pirati che ritroviamo ancora oggi al cinema. Galeoni, spade, tesori e un ritmo che trascina sul ponte delle imbarcazioni anche il lettore più pigro.

Rondini d’inverno, di Maurizio De Giovanni
Un bel giallo, come tutti quelli di Maurizio Di Giovanni, ambientato nella Napoli dell’epoca fascista. Bella l’analisi della solitudine del commissario Ricciardi, il protagonista, e convincente il racconto del ventennio.

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