27 ottobre 2022 11:03

Sui social network le persone affermano, erroneamente, che il candidato di sinistra alle presidenziali brasiliane sia deciso a chiudere le chiese se sarà eletto. Circolano bugie secondo le quali Luiz Inácio Lula da Silva voglia permettere agli uomini di usare i bagni delle scuole pubbliche accanto alle bambine. E si sostiene, senza fondamento, che il presidente di destra Jair Bolsonaro abbia rilasciato dichiarazioni in cui confessa cannibalismo e pedofilia.

Voci infondate, create con obiettivi politici, si stanno diffondendo sui social network della più grande democrazia dell’America Latina, facendo vacillare la politica brasiliana come accaduto per quella statunitense. L’ondata di notizie false e incontrollate ha contribuito a spingere un tribunale a varare quelle che alcuni esperti definiscono le più severe limitazioni alla libertà di parola mai imposte nella giovane democrazia del paese.

In tutto il mondo i social network pongono questo genere di rompicapo. Soprattutto nei paesi dove tecnologia e libertà di parola finiscono per entrare in conflitto. Il Brasile ha adottato un approccio particolarmente pesante. “Quello che sta accadendo in Brasile, su Facebook, YouTube e altre piattaforme è terribilmente simile a quanto accaduto negli Stati Uniti nel periodo delle elezioni del 2020”, spiega Vicky Wyatt, responsabile di campagna dell’ong SumOfUs, con sede negli Stati Uniti. “Un singolo post magari non ha una portata così ampia, ma cumulativamente, con il passare del tempo, questo stillicidio ha conseguenze negative”.

Esercito digitale
Generalmente i canali conservatori producono più contenuti, e anche più contenuti falsi e problematici. Secondo un calcolo dell’istituto Igarape, negli otto giorni precedenti e successivi al primo turno delle elezioni presidenziali del 2 ottobre, i canali YouTube di estrema destra hanno attirato 99 milioni di visualizzazioni, mentre quelli di sinistra 28 milioni.

Gli analisti politici e l’opposizione hanno espresso il timore che l’esercito digitale di Bolsonaro possa aiutarlo a contestare i risultati in caso di sconfitta, diffondendo accuse infondate di brogli.

Il tribunale elettorale, la massima autorità in materia, ha annunciato il 20 ottobre il divieto di contenuti “falsi o gravemente decontestualizzati” che “compromettono l’integrità del processo elettorale”. La corte può intervenire senza la richiesta di un pubblico ministero o la presentazione di una denuncia.

Nei giorni precedenti e successivi al secondo turno delle elezioni presidenziali del 30 ottobre, le aziende di social network come YouTube e Meta – proprietaria di Facebook e Instagram – avranno solo un’ora di tempo, molto meno che in passato, per rimuovere i contenuti problematici. Nessuna azienda ha commentato la decisione. Le piattaforme che non si adegueranno rischiano multe fino a 150mila reais (28mila) all’ora e potranno essere bloccate sui server brasiliani fino a un massimo di 24 ore. Inoltre, è stata vietata la pubblicità elettorale a pagamento online nei due giorni prima e il giorno dopo le elezioni. Il presidente del tribunale elettorale, il giudice della corte suprema brasiliana Alexandre de Moraes, ha dichiarato che “l’aggressività di queste informazioni e dei discorsi d’odio” merita un simile intervento.

Per alcuni le misure sono giustificate dalle dimensioni della guerra sporca in corso online

Il procuratore generale Augusto Aras, nominato da Bolsonaro e considerato da molti un alleato del governo, ha presentato una mozione alla corte suprema per bloccare queste misure, a suo dire incostituzionali. Secondo Aras si tratta di “censura preventiva”, che violerebbe la libertà di espressione e il diritto di informare ed essere informati sancito dalla costituzione brasiliana. Luis Claudio Araujo, professore di diritto all’università Ibmec, spiega che l’impostazione della costituzione brasiliana a proposito della libertà di espressione è simile a quella statunitense. E la corte suprema si è schierata con il tribunale elettorale nell’udienza del 25 ottobre.

Le nuove misure hanno fatto infuriare tanti sostenitori di Bolsonaro. Per altri sono giustificate dalle dimensioni della guerra sporca attualmente in corso online. La disinformazione è diventata più radicale – e organizzata – dai tempi della campagna presidenziale del 2018, quando i gruppi di estrema destra sono stati accusati di diffonderla a sostegno del presidente uscente.

“Nel 2018 era una specie di parco giochi. C’era un atteggiamento quasi più onesto, nel senso che appoggiavano ideologicamente ciò che stava accadendo e creavano dei canali per partecipare alla conversazione”, dice Guilherme Felitti, fondatore dello studio di analisi dati Novelo Data, che monitora più di cinquecento canali YouTube conservatori.

Alcuni di questi hanno poi trasformato il loro attivismo online in un’attività commerciale, potendo contare su entrate pubblicitarie e sulle donazioni del loro crescente pubblico. Alcuni di loro si sono candidati alle elezioni di quest’anno.

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Uno di loro è Enzo Leonardo Suzin, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Enzuh, che ha lanciato i suoi canali nel 2015. Quando Bolsonaro ha aperto la campagna elettorale, Suzin ha usato il suo canale YouTube e ha creato diversi gruppi WhatsApp – tra cui uno che ha ribattezzato “fabbrica dei meme” – per prendere di mira quelli che secondo lui sono i rivali di Bolsonaro: sindaci, governatori e perfino de Moraes, il presidente del tribunale elettorale.

Suzin è stato riconosciuto colpevole di diffamazione e calunnia e ha ricevuto una multa di poco meno di cinquantamila reais (diecimila dollari) in cinque diverse cause. È anche oggetto di un’indagine della corte suprema sulla diffusione di notizie false online, in cui sono coinvolti Bolsonaro e alcuni suoi alleati politici.

A ogni processo Suzin ha guadagnato qualche follower in più. “Ho pensato a YouTube come a un gioco”, ha dichiarato all’agenzia di stampa Associated Press. “Era il mio piano fin dall’inizio: agire da provocatore, imprecare contro i mafiosi corrotti, poi questi mi denunciavano e io di conseguenza crescevo”. I suoi account Facebook e Twitter sono stati bloccati, ma non il suo canale YouTube, dove continua a postare ogni giorno. Questo mese è stato sconfitto alle elezioni con cui sperava di diventare deputato dello stato di São Paulo.

(Traduzione di Federico Ferrone)