Emmanuel Ramazani Shadary, al centro, viene accolto nella commissione elettorale di Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, l’8 agosto 2018.

Joseph Kabila ha scelto il suo successore alla presidenza

Emmanuel Ramazani Shadary, al centro, viene accolto nella commissione elettorale di Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, l’8 agosto 2018.
21 settembre 2018 14:22

Colette Braeckman sarà al festival di Internazionale a Ferrara il 6 ottobre per partecipare a un incontro sulla Repubblica Democratica del Congo con lo scrittore In Koli Jean Bofane e il politologo Dieudonné Wamu Oyatambwe.

La presentazione, all’inizio di agosto, di Emmanuel Ramazani Shadary come candidato del Fronte comune per il Congo (Fcc), la piattaforma costruita intorno alla maggioranza presidenziale, ha sorpreso molti e suscitato reazioni contrastanti: “Tutto questo clamore per così poco?”, “Un uomo dell’ombra”, “Ecco il Medvedev di Kabila/Putin”.

Effettivamente il segreto è stato gelosamente conservato e svelato solo al termine di un processo volutamente opaco. Alla vigilia della scadenza fissata per la presentazione delle candidature alle presidenziali del 23 dicembre 2018, i rappresentanti del partito di maggioranza erano stati convocati dal presidente Joseph Kabila per un’ultima riunione nella sua tenuta agricola di Kingakati.

Da lì non era trapelata nessuna informazione. I telefoni erano stati spenti e l’accesso ai social network disattivato. A Kinshasa, mentre tutti trattenevano il fiato tra misure di sicurezza rafforzate, si è dovuto attendere un giorno intero prima di ricevere due notizie: Kabila aveva rispettato l’impegno a non presentarsi per un altro mandato presidenziale e aveva scelto come successore un uomo relativamente sconosciuto all’estero, ma che è stato capace di scalare metodicamente tutti i gradini del potere.

Nato nel 1960, Emmanuel Ramazani Shadary è originario del territorio di Kabambare, nella provincia centrale di Maniema, tra il Kivu e il Katanga, di cui è originaria anche la madre del presidente uscente. I legami tra Joseph Kabila ed Emmanuel Shadary sono più solidi di quanto si possa pensare: esponente della società civile del Maniema fin dai tempi di Mobutu, Shadary è stato eletto due volte nel parlamento di Kinshasa. Ha seguito fin dall’inizio la crescita del partito di Kabila, il Partito del popolo per la ricostruzione e la democrazia (Pprd), di cui è diventato segretario generale aggiunto e coordinatore della maggioranza presidenziale. Ogni volta che Kabila ha visitato questa provincia – spesso trascurata – ha soggiornato da Shadary, anche se c’erano altri politici locali a occupare la scena.

Modesto, gentile, poco appariscente, un po’ come lo stesso Kabila, Emmanuel Shadary è descritto come un uomo dell’ombra

Shadary ha frequentato la facoltà di scienze politiche a Kinshasa e per questo è in grado di parlare il lingala (la lingua più diffusa nella capitale e nell’ovest del paese) bene quanto lo swahili. Nel 2016 ha ricoperto l’incarico di ministro dell’interno, conquistando una grande visibilità, ma allo stesso tempo è stato colpito da sanzioni europee (tra cui il congelamento di alcuni beni e il divieto d’ingresso nell’Unione europea) perché ritenuto il responsabile della violenta repressione delle manifestazioni contro Kabila.

Modesto, gentile, poco appariscente, un po’ come lo stesso Kabila, Emmanuel Shadary è descritto come un uomo dell’ombra che, con determinazione, ha saputo conquistare una grande influenza. “Come ministro dell’interno ha esteso il suo controllo su tutto il territorio”, assicura uno dei suoi collaboratori. “Tutti i funzionari che ha nominato nelle province gli sono fedeli. Alle elezioni avrà un vantaggio importante”. Sul campo Shadary ha lavorato meticolosamente. “Per mesi, viaggiando su un aereo del partito, ha percorso tutto il paese. Mentre all’estero è quasi sconosciuto, qui sanno chi è anche negli angoli più remoti del paese”.

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Il delfino di Kabila è dunque un uomo capace di tessere relazioni, che ha sempre evitato di mettersi in primo piano. Apparentemente non ha un grande patrimonio personale (fatto che potrebbe rappresentare un ostacolo, ma certamente non un difetto), quindi la sua sorte dipenderà molto dal suo mentore, Kabila. Per il ministro degli esteri Léonard She Okitundu “la nomina di Shadary è nata da una lunga e attenta riflessione. Il candidato risponde a tutti gli undici criteri fissati dalla piattaforma Fcc. Certo, viene da una provincia piccola, ma ha vissuto nel Katanga, a Kinshasa, e parla il lingala”.

Secondo She Okitundu, Shadary saprà rassicurare i paesi vicini, in particolare il Ruanda e l’Angola. Ha incontrato anche il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa. In Europa, la sostanziale esclusione di Moïse Katumbi, a cui è stato impedito di rientrare nel paese per depositare la candidatura, ha fatto storcere il naso a molti. L’uomo venuto “dal Congo profondo” dovrà imparare a navigare in acque internazionali. Inoltre dovrà anche scontare il risentimento dei francesi, costretti a pagare un riscatto per la liberazione degli ostaggi, dipendenti dell’azienda mineraria Banro, attiva nel Maniema e nel Sud Kivu, che erano stati catturati dai guerriglieri mai mai. Shadary, da ministro dell’interno, non aveva potuto fare niente per liberarli.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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Questo articolo è uscito sul blog Le Carnet de Colette Braeckman. La giornalista sarà al festival di Internazionale a Ferrara il 6 ottobre per partecipare a un incontro sulla Repubblica Democratica del Congo con lo scrittore In Koli Jean Bofane e il politologo Dieudonné Wamu Oyatambwe.

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