Benidorm, Spagna, il 12 luglio 2016.

Preoccupati per la sicurezza i turisti scelgono l’Europa del sud

Benidorm, Spagna, il 12 luglio 2016.
12 agosto 2016 14:30

Bruce Payne arriva dall’Australia e ha ormeggiato la sua barca a vela nel porto di Egina, un’isola greca situata a un’ora e mezzo di distanza da Atene. Ha scelto di navigare per tre settimane nel golfo Saronico: “Per il secondo anno consecutivo ho scelto il mar Egeo per le sue acque fantastiche, ma anche perché è una destinazione abbordabile. Nonostante nell’ultimo anno sia aumentata l’iva su alcuni prodotti, le tariffe dei porti sono basse rispetto ad altri paesi europei come la Francia o l’Italia”.

A Payne sarebbe piaciuto partire quest’estate alla scoperta delle coste turche, ma confessa di averci rinunciato: “La situazione politica in Turchia mi ha scoraggiato. Qui in Grecia mi sento abbastanza al sicuro con la mia famiglia”.

David Lemire viene dal Québec e ha trascorso tre settimane in Grecia tra le isole Cicladi, la regione di Salonicco e Atene. Spiega di sentirsi “più al sicuro dagli attacchi terroristici rispetto alla Francia o al Maghreb”.

Oggi la Grecia, ma anche la Spagna e il Portogallo, traggono profitto dall’instabilità politica, dalle minacce terroristiche e dai problemi di sicurezza che colpiscono altre mete turistiche importanti del Mediterraneo, come la Turchia, l’Egitto e la Tunisia.

In Grecia quest’anno il numero di turisti registrerà un record storico

Dal 2012, in questi tre paesi dell’Europa meridionale il settore turistico è stato un motore per la ripresa della crescita e la creazione di posti di lavoro. Un gradito sollievo dopo anni di crisi economica.

In Grecia, nonostante le restrizioni bancarie imposte a partire dall’estate del 2015 o l’aumento dell’iva pretesa dalla troika dei creditori (quella sui servizi alberghieri è passata dal 6,5 per cento al 13 per cento), il numero di turisti stranieri supererà nel 2016 i 25 milioni, secondo i dati della confederazione greca del turismo (Sete). Un record storico, che segnerà un aumento di 1,5 milioni di turisti rispetto al 2015 e un 20 per cento di incassi in più (equivalenti a 800 milioni di euro). Una manna essenziale, tanto più che il settore rappresenta il 24 per cento del pil greco e dà lavoro a un cittadino su cinque in età lavorativa.

Una boccata d’ossigeno per il Portogallo

Meno dipendente dal turismo, che rappresenta il 6,5 per cento del pil e l’8,2 per cento dei posti di lavoro, il Portogallo beneficia di una dinamica simile. Le stradine di Lisbona e di Porto, le spiagge orlate di falesie bianche dell’Algarve e gioielli come Madeira hanno attirato 10,2 milioni di turisti stranieri nel 2015, ossia il 9,7 per cento in più rispetto al 2014.

Gli incassi del settore sono aumentati fino a 11,3 miliardi di euro, abbastanza per dare una boccata d’ossigeno al governo che sta uscendo a fatica dal piano di aiuti di Bruxelles e deve affrontare un debito pubblico troppo alto (4,4 per cento in più nel 2015). Con una crescita del 12 per cento delle prenotazioni a giugno, secondo il barometro Snav-Atout France, anche questo paese promette di battere nuovi record di visitatori nel 2016.

Secondo Jean-Pierre Pinheiro, direttore dell’ufficio del turismo del Portogallo in Francia, senza dubbio esiste ancora “un buon margine di miglioramento in alcuni segmenti di mercato” come i viaggi in famiglia, il turismo sportivo, la scoperta delle regioni vinicole e dei loro vini, il turismo termale e del benessere o i viaggi d’affari.

Benidorm, Spagna, il 12 luglio 2016.

In Spagna, invece, non è certo che il “margine di miglioramento” dell’industria turistica sia infinito. Di sicuro, dopo aver accolto 68,1 milioni di turisti stranieri nel 2015 (4,9 per cento in più), il paese dovrebbe superare senza problemi i 70 milioni di visitatori quest’anno: nei primi sei mesi del 2016 si è già registrato, rispetto al 2015, un aumento dell’11,7 per cento. Britannici, tedeschi e francesi sono stati numerosi e hanno ampiamente compensato la diminuzione di russi (32 per cento in meno).

Alcune mete, però, sembrano ormai sature, come per esempio Barcellona, dove sui muri abbondano le scritte “Tourist Go Home”, “Turista, tornatene a casa”. La sindaca della capitale catalana Ada Colau, vicina al partito di sinistra antiausterità Podemos, ha congelato il numero di licenze per l’apertura di nuovi alberghi da giugno del 2015, lanciandosi in una caccia alle case vacanze illegali.

Questo ha suscitato la collera del Partito popolare (Pp, di destra), che non vuole assolutamente toccare la gallina dalle uova d’oro. Il turismo, motore della crescita, rappresenta l’11,7 per cento del pil del paese e il 13 per cento dei posti di lavoro. Il saldo del settore copre il 93,1 per cento del deficit commerciale spagnolo.

Con 7.900 chilometri di coste, le lunghe spiagge della Costa del Sol, le cale della Costa Brava, il litorale affollato della Costa Blanca, un clima caldo e assolato, infrastrutture di trasporto e prezzi competitivi, la Spagna ha confermato la posizione di seconda meta turistica mondiale dal punto di vista dei ricavi (67,4 miliardi di euro nel 2015, in aumento del 6,8 per cento), subito dopo gli Stati Uniti.

Turismo low cost

Eppure, gli albergatori in Spagna e in Grecia si lamentano dello sviluppo di un turismo low cost.

“Dobbiamo affrontare un fenomeno strano, perché il numero di turisti è in costante aumento, ma le spese pro capite si abbassano. Le persone che avevano previsto di andare in Turchia e che hanno ripiegato sulla Grecia, avevano previsto un budget ben preciso e non vogliono spendere di più”, sottolinea Andreas Papadopoulos, proprietario dell’agenzia di viaggi Odyssey Travel di Atene.

L’aumento del numero di turisti provenienti dai Balcani e dall’Europa centrale (Bulgaria, Ungheria, Polonia), con un potere d’acquisto limitato, è un’altra spiegazione data dalla Confederazione greca del turismo. “Si aprono però nuovi mercati, con clienti provenienti dagli Emirati Arabi Uniti e dall’India quest’anno, e speriamo che questi turisti siano più spendaccioni”, conclude Papadopoulos.

La creazione di posti di lavoro, che accompagna lo sviluppo del turismo, suscita a sua volta delle riserve. Secondo un’indagine condotta sulla popolazione attiva spagnola, nel 2015 erano 2,3 milioni (5,4 per cento in più rispetto al 2014) le persone che lavoravano in questo settore, che dal 1 gennaio ha segnato dei record di assunzioni. Si tratta però di posti di lavoro precari, ricordano i sindacati.

E dietro i numeri positivi spuntano le preoccupazioni. In Portogallo si teme che la ripresa economica provocata dal turismo possa segnare una doppia velocità tra le regioni costiere, più avvantaggiate, e quelle interne. In Spagna il timore è che il paese possa trasformarsi in un club per le vacanze.

In un editoriale del 4 agosto, il quotidiano El País avvertiva: “Come nel 2007, la crescita dipende dal turismo e dall’edilizia, proprio le attività più vulnerabili agli effetti di un’eventuale crisi”. E invocava una crescita “basata su mercati più innovativi. Il livello di benessere sociale, che bisognerebbe cominciare a misurare, non è dato dai contratti di un mese né dai microsalari, anche se questi migliorano le statistiche macroeconomiche”.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

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