L’Apple store sulla 5th avenue, a New York. (Lucas Jackson, Reuters/Contrasto)

L’Unione europea mostra i muscoli con la Apple

L’Apple store sulla 5th avenue, a New York. (Lucas Jackson, Reuters/Contrasto)
31 agosto 2016 09:41

Prima di tutto i numeri. Tredici miliardi di euro, una somma enorme che la Commissione europea intende far pagare alla Apple, pur sempre poca cosa se consideriamo che la multinazionale non è mai stata tassata tra il 2003 e il 2014 sull’insieme delle sue operazioni nell’Unione, che ha goduto di un tasso compreso tra lo 0,005 e l’1 per cento e che oggi può contare su oltre 231 miliardi di liquidità.

In questi undici anni Apple non ha evaso il fisco, ma ha beneficiato legalmente di un accordo stretto con uno stato membro, l’Irlanda in questo caso (ma potevano essere il Lussemburgo o i Paesi Bassi), che le ha permesso di stabilirsi nel paese e creare attività in cambio di una tassazione quasi inesistente.

Liberi tutti
In un mondo in cui i capitali non conoscono frontiere e possono aprire sedi sociali dove preferiscono, le aziende sono nella posizione di negoziare con gli stati da pari a pari. È triste, ma funziona così da tempo, perché nei trattati europei non esistono regole che impongano l’armonizzazione fiscale tra gli stati membri. Ognuno è libero di fare come gli pare, ma questi privilegi hanno fatto indignare sempre di più l’opinione pubblica, hanno spinto gli stati a mobilitarsi contro accordi dannosi per le loro finanze e hanno imposto la necessità di trovare una risposta.

La battaglia giuridica sarà lunga, ma la Commissione è solida

Dato che gli stati membri non sono ancora pronti ad armonizzare la loro fiscalità, la Commissione ha deciso di considerare questi accordi come aiuti nascosti alle aziende, aiuti di stato vietati in nome del rispetto di una concorrenza giusta e non sleale. Da quando la Commissione ha trovato questo strumento di controllo sono arrivate le sanzioni. Le cose stanno cambiando in meglio nell’Unione, anche se questo scontenta le imprese, i piccoli stati che avevano trovato un mezzo per arricchirsi e gli Stati Uniti, che difendono le loro multinazionali accusando la Commissione di cambiare illegalmente e retroattivamente le regole.

Questo risanamento non è stato ancora portato a temine. Siamo alle porte di una battaglia giuridica che sarà inevitabilmente lunga, ma la posizione della Commissione è solida e le multinazionali dovranno preoccuparsi della loro immagine e della possibilità di subire campagne di boicottaggio. È un momento storico, per tre motivi. Il primo è che l’Europa e gli Stati Uniti si ritrovano l’una contro gli altri, come sul progetto del trattato transatlantico di libero scambio. Il secondo è che il dumping fiscale è finalmente denunciato e combattuto. Il terzo, senz’altro il più importante, è che l’Europa unita sembra pronta a sfidare le grandi aziende, qualcosa che gli stati membri non potrebbero mai fare da soli, nemmeno la Germania o la Francia.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Bernard Guetta sarà al festival di Internazionale a Ferrara dal 30 settembre al 2 ottobre 2016.

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