Il lancio di missili della Corea del Nord, visto in una foto distribuita il 7 marzo 2017 dall’agenzia di stampa nordcoreana Kcna.

Dalla Corea del Nord al mar della Cina, perché l’Asia è una polveriera

Il lancio di missili della Corea del Nord, visto in una foto distribuita il 7 marzo 2017 dall’agenzia di stampa nordcoreana Kcna.
08 marzo 2017 09:44

L’Asia di oggi è come l’Europa dei secoli scorsi. Così come l’Europa era stata ininterrottamente dilaniata dai conflitti tra le grandi potenze che cercavano di conquistare un dominio sul continente, oggi l’Asia è diventata la terra dei pericoli.

L’ultimo elemento di tensione è il lancio di missili effettuato il 6 marzo dalla Corea del Nord, che ha accelerato il dispiegamento di un sistema americano di protezione antimissile in Corea del Sud. I primi componenti sono stati consegnati il 7 marzo a Seoul. Gli Stati Uniti accrescono in questo modo la loro presenza in Asia, e con ottime ragioni perché i missili nordcoreani mettono a repentaglio il loro alleato giapponese, sempre più preoccupato dalle minacce di Pyongyang.

Gli Stati Uniti sono tanto più giustificati se consideriamo che la Corea del Nord sta apertamente portando avanti un programma nucleare. Guidato da un dittatore squilibrato, questo paese rappresenta un reale problema di sicurezza di cui nessuna capitale mondiale sottovaluta la gravità. Tuttavia, a prescindere dalla necessità di neutralizzare il pericolo nordcoreano, la Cina non è affatto contenta di vedere l’esercito americano avvicinarsi alle sue frontiere, perché da tempo gli Stati Uniti hanno stabilito che Pechino è il loro principale rivale mondale e per Donald Trump lo scontro con la Cina è diventato un’ossessione.

Acque contese
Sempre più disimpegnati in Europa e Medio Oriente, gli americani concentrano il loro sforzo militare sull’Asia per contrastare la Cina. I 54 miliardi di dollari aggiuntivi che Trump intende stanziare per il Pentagono serviranno soprattutto a rafforzare la marina per permetterle di intervenire nel mar Cinese meridionale, una zona in cui transita quasi un terzo del traffico marittimo internazionale e che è quasi interamente rivendicata da Pechino nonostante le proteste di altri cinque paesi costieri che vorrebbero far valere i loro diritti sulle acque contese.

Anno dopo anno, mese dopo mese, questo mare diventa sempre più un punto caldo del mondo, anche perché la Cina sta trasformando gli isolotti disabitati in basi militari. All’orizzonte si prospetta un braccio di ferro tra Cina e Stati Uniti, ma anche tra Cina e Giappone. In altre parole non c’è solo la Corea del Nord a destare preoccupazione. Pyongyang non fa altro che aggiungersi ai timori che l’ascesa della potenza cinese suscita nei suoi vicini.

La guerra, fortunatamente, non è una certezza in Asia, ma è sempre più probabile per sei motivi: quasi senza eccezioni, la Cina fa paura a tutti i suoi vicini; il nazionalismo è molto forte nei paesi asiatici; l’India e il Pakistan sono in guerra dalla ritirata dei britannici e dalla divisione del subcontinente di settant’anni fa; la Cina, l’India, il Pakistan e la Corea del Nord sono potenze nucleari; come l’Europa dei secoli scorsi, l’Asia è molto lontana dall’aver trovato un equilibrio tra le varie potenze; gli Stati Uniti, infine, non vogliono permettere alla Cina di dominare il continente perché questo la renderebbe la prima potenza del mondo a scapito dell’America.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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