Il dibattito televisivo tra Mark Rutte, primo ministro uscente e candidato del Partito popolare liberale e democratico, e Geert Wilders, candidato del Partito per la libertà, a Rotterdam, il 13 marzo 2017.

Il voto olandese dirà se il populismo è il futuro dell’Europa

Il dibattito televisivo tra Mark Rutte, primo ministro uscente e candidato del Partito popolare liberale e democratico, e Geert Wilders, candidato del Partito per la libertà, a Rotterdam, il 13 marzo 2017.
14 marzo 2017 09:46

Domani, 15 marzo, gli olandesi voteranno per le elezioni politiche. Malgrado una popolazione di soli 17 milioni di abitanti, i Paesi Bassi oggi possono vantare, oltre alla pittura, alla filosofia e alla tradizione di tolleranza (fondamentali nella storia europea) un ruolo di primo piano al livello internazionale, perché il loro voto servirà a tastare il polso sia delle presidenziali francesi sia dell’avanzata delle nuove estreme destre e del nazionalismo dopo Trump e la Brexit.

È un peso eccessivo. Eccessivo perché esiste una specificità olandese relativa al fatto che il paese ha fatto talmente tanti passi avanti nella liberalizzazione dei costumi che moltissimi, soprattutto tra gli omosessuali, considerano l’islam e il 5 per cento di musulmani olandesi come una minaccia per le libertà conquistate lottando.

Non è così ovunque, tanto che una città fondamentale come Rotterdam ha un sindaco musulmano di sinistra, di origine marocchina e di riconosciute competenze. Ma resta il fatto che, come in Francia, l’estrema destra olandese di Geert Wilders e del suo Partito per la libertà (Pvv) è da tempo in testa nei sondaggi.

Un cambiamento nei sondaggi
Il 15 marzo il Pvv potrebbe affermarsi come primo partito tra i 28 che partecipano alle elezioni. Con un programma di “deislamizzazione” del paese, di chiusura delle moschee, di divieto del Corano considerato come un nuovo Mein Kampf, siamo vicini al trionfo di un altro Trump, ma negli ultimi tempi i sondaggi hanno registrato un cambiamento.

Il Partito popolare liberale e democratico, il Vvd del primo ministro uscente Mark Rutte, è tornato in testa. Quest’uomo di centrodestra, con un sorriso che colpisce quanto i capelli ossigenati di Geert Wilders, sembrava pronto a spingere nuovamente l’estrema destra sotto la soglia del 15 per cento. Poi, però, è arrivata la vicenda turca.

Nessun partito vuole allearsi con Wilders, che tra le altre cose ha in programma di uscire dall’Unione europea

Definendo gli olandesi “nazisti” perché hanno impedito ai ministri turchi di fare campagna elettorale tra i cittadini turchi residenti nei Paesi Bassi in vista del referendum costituzionale del 16 aprile, Recep Tayyip Erdoğan sembra aver dato una grossa mano a Wilders. “Ecco, vedete, abbiamo ragione”, ha dichiarato il 13 marzo il leader dell’estrema destra.

Ma Rutte ha reagito con durezza agli attacchi di Erdoğan, e questo potrebbe bastare a convincere l’elettorato a fare fronte comune con lui. Ancora non sappiamo come andranno le cose, ma siamo quasi sicuri che l’estrema destra non andrà al governo, perché nessun altro partito vuole allearsi con Wilders, che tra le altre cose ha in programma di uscire dall’Unione europea.

I Paesi Bassi probabilmente saranno ancora governati da una coalizione di forze moderate in cui l’uomo in ascesa è un ecologista di trent’anni, Jesse Klaver (padre marocchino e madre olandese-indonesiana) che ha portato i Verdi a sfidare i più grandi partiti attraverso una campagna elettorale basata sull’apertura e la tolleranza, le vere tradizioni dei Paesi Bassi

Diventato ormai cruciale nello scacchiere politico olandese e accolto dallo slogan “Jesse we can”, Klaver ha ottenuto un successo immediato e molti lo vedono già come nuovo primo ministro.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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