22 novembre 2017 11:44

Fa onore ai nostri rappresentanti. Da France insoumise al Front national passando per tutti gli altri gruppi politici, il 21 novembre i deputati presenti nell’emiciclo si sono commossi davanti alle rivelazioni dei mezzi d’informazione sulla vendita all’asta, in Libia, di profughi ridotti in schiavitù.

Bisogna apprezzare il parlamento, ma in altri casi la sua indifferenza è stata inaccettabile, e a ben pensarci anche questo slancio emotivo è imbarazzante, perché sono servite immagini orrende per far scoprire la realtà ai deputati.

Noi lo sapevamo da tempo, perché basta aprire i giornali per documentarsi: in Libia come nel Sinai, molti migranti vengono rapiti dalle bande che li torturano in diretta facendo ascoltare le loro grida ai familiari dall’altro capo del telefono per ottenere un riscatto. Non avevamo ancora visto l’asta al mercato degli schiavi, ma conosciamo bene tutti gli altri orrori, spesso ancora peggiori, creati da queste migrazioni. Il mare, d’altronde, ci restituisce ogni giorno decine di cadaveri, e non solo il corpo di un bambino che scandalizza l’opinione pubblica.

Una soluzione inaccettabile
L’orrore è quotidiano, al contrario dell’indignazione. Fa impressione vedere che ci si commuove davanti agli africani ridotti in schiavitù in Libia quando ce ne sono molti altri nel resto dell’Africa e soprattutto in Mauritania.

Come tutti noi, i deputati hanno dimenticato che la storia è una sequenza di tragedie e che l’orrore non appartiene soltanto al passato. Tuttavia, dato che il loro sentimento era evidentemente sincero, possiamo sperare che i parlamentari di Francia e di tutta l’Europa si rivolgano ai governi dei paesi dell’Ue per sottolineare che bloccare i profughi in Libia per evitare di vederli arrivare in Europa non è una soluzione accettabile per un problema di cui non possiamo negare la complessità.

Siamo complici di questa asta degli schiavi. Tutti noi, i parlamentari come i cittadini, perché non vogliamo altri migranti, nemmeno quelli che hanno diritto all’asilo. Ma come possiamo risolvere il problema?

Per esempio, possiamo capire che quando si permette a una crisi di svilupparsi poi se ne pagano le conseguenze. I milioni di profughi siriani sono il frutto del rifiuto delle democrazie di impedire a Bashar al Assad di annientare il suo paese per conservare il potere. La fuga verso il miraggio europeo dei giovani africani è la conseguenza diretta della nostra incapacità di pensare e organizzare una complementarietà economica tra l’Europa e l’Africa, che offrirebbe grandi vantaggi sia agli africani sia agli europei.

(Traduzione di Andrea Sparacino)