L’ex presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva tra i suoi sostenitori a São Leopoldo, il 23 marzo 2018. (Diego Vara, Reuters/Contrasto)

Lula in carcere divide il Brasile

L’ex presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva tra i suoi sostenitori a São Leopoldo, il 23 marzo 2018. (Diego Vara, Reuters/Contrasto)
06 aprile 2018 11:21

Il Brasile è lontano, ma molto più vicino di quanto sembri. Facciamo due esempi. Petrobras, la compagnia petrolifera pubblica che tutti i partiti brasiliani usano per finanziarsi, ricorda da vicino il ruolo ricoperto dalla Elf, compagnia petrolifera francese, nella vita della repubblica.

Il “lavaggio rapido”, la vasta operazione anticorruzione lanciata da un magistrato brasiliano, è invece una replica fedele dell’operazione “mani pulite” avviata alla fine del secolo scorso dalla giustizia italiana.

Dimentichiamo per un istante la figura leggendaria di Lula, ex operaio metallurgico diventato presidente alla guida del suo Partito dei lavoratori. Dimentichiamo le moltissime famiglie povere che ha contribuito a tirare fuori dalla miseria assoluta. Dimentichiamo anche l’odio profondo che continua a suscitare nel mondo dei ricchi. Se dimentichiamo tutto questo, il Brasile somiglia molto all’Europa.

La politica a caro prezzo
Il Brasile è la Francia dei tempi in cui i partiti mantenevano società di servizi attraverso le quali incassavano grandi commissioni sul mercato pubblico e in cui la pratica delle fatture gonfiate permetteva di avere retrocommissioni che finanziavano le campagne elettorali. Conquistare voti costa caro, e quando la vita politica non è finanziata dal denaro pubblico viene mantenuta con manovre che la legge considera corruzione.

Il partito di Lula non è sfuggito a questa regola. Forse lo stesso Lula si è ritrovato proprietario, a margine di queste pratiche, di un appartamento con vista sul mare. L’accusa sembrava abbastanza fragile, ma è bastata a condannarlo a 12 anni di prigione e ha spinto la corte suprema a impedirgli di restare in libertà fino alla fine del processo.

Anche in Italia un gruppo di magistrati aveva svelato i finanziamenti occulti ai partiti

È per questo che Lula non potrà presentarsi alle presidenziali del prossimo autunno in cui i sondaggi gli concedono 20 punti di vantaggio. Ed è per questo che la società brasiliana si sta spaccando e lo scacchiere politico appare devastato. In questo, il Brasile somiglia in modo preoccupante all’Italia.

Anche in Italia un gruppo di magistrati aveva svelato i finanziamenti occulti ai partiti. Quel caos ha sostanzialmente decretato la morte dei due grandi partiti dell’epoca, il Partito comunista e la Democrazia cristiana, aprendo la strada a quel precursore del trumpismo che è stato Silvio Berlusconi, prima che un partito di estrema destra e un movimento schierato contro tutto e tutti uscissero vincitori dalle ultime elezioni.

Per quanto le sue intenzioni possano essere nobili, non è detto che la magistratura brasiliana stia rendendo a questo paese-continente un servizio migliore di quello reso dai giudici italiani all’Italia.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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