Negli uffici della Commissione europea a Bruxelles, 24 giugno 2018.

Nuvole minacciose sull’Europa 

Negli uffici della Commissione europea a Bruxelles, 24 giugno 2018.
28 giugno 2018 10:54

Non siamo davanti alla fine dell’Unione europea, per diversi motivi. Perché la Brexit non fa certo invidia, perché troppi stati beneficiano della solidarietà europea per pensare di perderla, perché nessun sondaggio lascia intendere la possibilità che in un paese si affermi una maggioranza favorevole all’uscita dall’euro o dall’Unione e perché gli europei, governanti e cittadini, non sono così ciechi da non vedere che nel contesto segnato dal caos in Medio Oriente, da Trump e da Putin, l’Unione si suiciderebbe se voltasse le spalle all’unità.

Questo ragionamento risulta tanto più corretto se consideriamo che tutte le estreme destre europee hanno frenato gli slanci contro l’Europa per conquistare il potere o provare a farlo. Ormai la destra radicale parla di cambiare le politiche e il funzionamento dell’Unione anziché di uscire da quella che ha smesso di definire una “prigione dei popoli”.

In questo senso l’Unione è più solida e meno contestata rispetto al passato, ma al contempo è soltanto l’ombra di se stessa, segnata da divisioni profonde, senza più la forza trainante della locomotiva franco-tedesca.

Le divisioni sono ben note e vertono tanto sul rafforzamento dell’eurozona quanto sulle politiche d’immigrazione. Per questo motivo il Consiglio europeo che si apre oggi potrà concludersi al massimo con un falso consenso, puramente verbale e senza decisioni concrete. Non è così che l’Unione ritroverà energia. Nel frattempo la cancelliera tedesca, Angela Merkel, è talmente contestata dalla destra che la sua coalizione appare estremamente fragile e potrebbe non avere vita lunga.

Infine c’è il pericolo creato dalla tempistica. Alla vigilia di un Consiglio così difficile, infatti, Donald Trump e Vladimir Putin, i due leader che vorrebbero fare la pelle all’Unione, hanno annunciato il loro primo incontro, a quanto pare a Helsinki e tra meno di un mese. Mentre l’Europa si sfalda, dunque, Stati Uniti e Russia si riavvicinano.

A giudicare dagli abbracci di Singapore tra Kim Jong-un e Trump, il presidente americano sembra pronto a perdonare qualsiasi cosa a Putin pur di presentarsi come pacificatore alle elezioni parlamentari di metà novembre.

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Sull’Unione incombono nuvole basse, talmente basse che il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha scritto che l’Europa deve “prepararsi per gli scenari peggiori” con Trump e che, all’interno delle sue frontiere, “sempre più persone cominceranno a credere che soltanto un’autorità di ferro, dallo spirito antieuropeo e antiliberale, è capace di fermare l’immigrazione clandestina”. Ha ragione su entrambi i punti.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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