Sebastian Kurz incontra i giornalisti e i sostenitori dopo avere ricevuto la sfiducia in parlamento, Vienna, il 27 maggio 2019. (Ronald Zak, Ap/Ansa)

La vittoria in Europa non salva il cancelliere austriaco 

Sebastian Kurz incontra i giornalisti e i sostenitori dopo avere ricevuto la sfiducia in parlamento, Vienna, il 27 maggio 2019. (Ronald Zak, Ap/Ansa)
28 maggio 2019 13:51

La sua carriera non ha pari: segretario di stato a 25 anni, ministro degli esteri a 27, cancelliere a 30 anni. Sebastian Kurz è uno che ogni madre vorrebbe come genero – gentile, sorridente, educato, faccia da eterno ragazzo, dedicato alla propria carriera.

Camicia aperta senza cravatta, un po’ di gel sui capelli lunghi, modi gentili che nascondono il ferreo decisionista che gli ha permesso una scalata politica senza precedenti in Europa. A Kurz piace mostrarsi in pubblico mano nella mano con la compagna Susanne. Nessuno poteva immaginare che un personaggio di questa stoffa arrivasse a cadere a poche ore dal suo trionfo alle elezioni europee.

Ma per la prima volta nella storia austriaca un cancelliere è stato sfiduciato in parlamento e costretto alle dimissioni.

Le insidie della repubblica austriaca
Kurz è caduto a causa dell’ormai famoso scandalo di Ibiza e del video in cui il vicecancelliere Heinz Christian Strache e il capogruppo dei liberali di destra Johann Gudenus offrono alla presunta nipote di un oligarca russo l’acquisto di un quotidiano e appalti pubblici in cambio di fondi neri per il proprio partito dell’ultra destra – una scena surreale con notevole consumo di alcolici che il presidente della repubblica Alexander Van der Bellen ha stigmatizzato come “preoccupante immagine della moralità pubblica nel nostro paese.”

Nel corso del dibattito in parlamento Kurz è stato pesantemente attaccato da quella destra che fino a pochi giorni prima era sua alleata. Il segretario, Norbert Hofer, l’ha accusato con rabbia di “aver affossato un governo di successo molto apprezzato”. Secondo il ministro dell’interno, Herbert Kickl, il cancelliere “ha dimostrato il suo secondo volto, assai meno gentile e sorridente.” Dopo lo scoppio della crisi Kickl aveva provato a nominare come direttore generale della sicurezza un suo uomo di fiducia – tentativo bloccato dal presidente della repubblica. Contro Kurz in parlamento si è formata un’alleanza alquanto surreale tra l’Fpö (Partito della libertà austriaco, di destra) e i socialisti che da sempre detestano i popolari.

Ora il presidente della repubblica sceglierà i ministri di un governo di transizione che deve portare il paese a nuove elezioni a metà settembre. Si orienterà verso esperti non appartenenti alle forze politiche.

Nessuno meglio del presidente, 75 anni, ex professore universitario e capo dei Verdi, conosce le insidie nascoste della repubblica austriaca che ha meno abitanti della Lombardia ma è ricca di scandali e anomalie politiche che non turbano certo l’ammirazione delle migliaia di turisti italiani che passeggiano per Vienna sulle orme dell’imperatrice Sissi e della famosa pasticceria dell’Hotel Sacher.

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Per due volte Van der Bellen stesso è stato vittima delle regole surreali della Operettenrepublik, repubblica da operetta. Nel 2016 come candidato alla presidenza ha subìto l’annullamento del voto per presunte irregolarità negli scrutini. Poi il ballottaggio con Norbert Hofer è stato rinviato per la qualità scadente della colla sulle buste del voto per corrispondenza. E dopo una campagna elettorale durata quasi un anno Van der Bellen ha potuto trasferirsi finalmente nella residenza imperiale, centro del potere austriaco per sei secoli. Austria felix.

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