01 marzo 2021 16:54

Don DeLillo
Il silenzio
Einaudi, 104 pagine, 14 euro

Per molti DeLillo non è solo il maggior scrittore statunitense di oggi, e c’è chi dice del mondo: è il postmoderno per eccellenza, da leggere e rileggere. Ce lo fece conoscere Fernanda Pivano portando Rumore bianco a un piccolo editore napoletano, Pironti. Era la storia di “un’apocalisse chimica” e questo racconto ne richiama a contrasto il titolo ma con la stessa ambizione di osservare capire prevedere, la stessa fredda ansia di voler leggere nel presente i segni del futuro in azione.

In tempi di fantascienza realizzata, ecco cinque banali personaggi a confronto, comunissimi intellettuali da teatro da camera di cui il più giovane è il solo a cercar di capire un pessimo oggi, forte del magistero di Einstein. DeLillo ci ricorda l’assoluta precarietà del mondo che, consenzienti, das Kapital ci ha costruito addosso per meglio imprigionarci. All’improvviso, mentre sta per cominciare la frivola cerimonia assoluta del super-match di football, tutte le tecnologie, le più vecchie come le più nuove, tutte, misteriosamente si tacciono, e si resta soli di fronte a un silenzio che le nostre chiacchiere non possono riempire, ormai impreparati a ragionare davvero, a guardare le cose in faccia, a reagire. Piccolo capolavoro perfettamente odierno, Il silenzio è un racconto che resterà, ma solo se ci sarà ancora un futuro, e DeLillo sembra, con noi, dubitarne.

Questo articolo è uscito sul numero 1398 di Internazionale. Compra questo numero | Abbonati