(Juj Winn, Getty Images)

Gestire la vita è noioso, ma alcuni trucchi possono aiutarci

(Juj Winn, Getty Images)
29 gennaio 2019 12:09

All’inizio del suo nuovo libro, la docente di diritto americana Elizabeth Emens ammette di aver rischiato di non scriverlo mai a causa del peso soffocante di quella che chiama “gestione della vita”. Chiunque scriva la capisce perfettamente, ma il paradosso è che questo è proprio il tema del libro. Ho idea che abbiate capito che cosa intende con questa espressione.

La gestione della vita è la somma di tutte le piccole cose insensate e irritanti che non sono né lavoro retribuito né pulizie di casa né cura dei figli, ma sono uno degli aspetti inevitabili dell’esistenza del ventunesimo secolo: dalle scartoffie che implicano i grandi eventi (un matrimonio, la nascita di un figlio, un trasloco, un lutto) alle banalità delle operazioni bancarie online, della programmazione di un viaggio e del cosiddetto lavoro-ombra che siamo costretti a fare in quanto clienti di aziende che un tempo pagavano qualcuno per farlo. Gestire la vita è un lavoro noioso e incessante, che distorce i rapporti umani. “Non pesa solo sul matrimonio”, spiega tristemente uno degli intervistati. “È il matrimonio stesso”.

Una buona parte del problema è dovuta al fatto che questa gestione è invisibile: ci dimentichiamo che esiste, e il mondo non attribuisce nessun valore al lavoro che implica, quindi è quasi impossibile tenerne conto quando si programma una giornata, o si deve decidere se assumere un nuovo impegno.

A quanto sembra è invisibile anche agli occhi degli autori di quasi tutti i libri sulla gestione del tempo, ed è proprio questo che rende così confortante il libro di Emens The art of life admin. Ho perso il conto delle volte che mi hanno consigliato di ridurre al minimo il mio elenco delle cose da fare per dedicare il tempo che ho a disposizione solo alle attività veramente significative. Ma è come se un seguace della guru dell’ordine Marie Kondo ispezionasse uno sturalavandini e si chiedesse se gli “dà gioia”. La risposta è no, ma prova a buttarlo via e sei nei guai.

Emens non pretende che i suoi suggerimenti possono eliminare questo flagello. È un problema sociale, soprattutto per l’impatto sproporzionato che ha su certi settori della popolazione, come quelli che devono chiedere un’indennità. Ma dà qualche consiglio pratico. Non date per scontato che solo perché qualcuno vuole che qualcosa sia fatto, debba necessariamente essere fatto.

Programmate la gestione della quotidianità nei momenti in cui non avete le energie per concentrarvi sul lavoro. Rimandate in modo strategico (alcune cose si risolvono da sole) e addestrate amici a familiari a capire quando “Cercalo da te su Google!” è la risposta alla loro domanda. Ma il servizio migliore che ci fa il suo libro è ricordarci che la gestione della quotidianità esiste, non è roba da poco, e vivere come se non ci fosse è un modo sicuro per stressarsi inutilmente.

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Nella mia vita la crisi è scoppiata sei mesi dopo la nascita di nostro figlio, quando mi sono reso conto che avevo sempre circa quaranta compiti “urgenti”, del tipo “comprare un nuovo bidone per i pannolini”, che non riuscivo mai a portare a termine. Alla fine mi sono reso conto della contraddizione: la definizione di compiti urgenti è che se non li fai subito succederà qualcosa di terribile, ma li rimandavo da mesi e non era successo niente di terribile. Naturalmente, alcune cose diventano urgenti perché le abbiamo rimandate (una visita di controllo dal dentista non è urgente, fino a quando improvvisamente lo diventa). Ma dovevo prendere atto della realtà: la maggior parte di quelle cose non era affatto urgente.

Adesso le metto in una lista separata, lontano dagli occhi lontano dalla mente, e decido di occuparmene ogni due o tre settimane. Alla fine riesco a farle, anche se in ritardo, che è sempre meglio che mai. L’unico aspetto negativo è che più divento bravo a organizzarmi, più sembra che finisco per fare quasi tutto quello che c’è da fare in casa.

Consigli di lettura
Provate a combinare i consigli di Emens sulla gestione della vita con quelli di Tiffany Dufu nel suo libro Drop the ball, un invito a dedicare meno tempo ai lavori di casa.

(Traduzione di Bruna Tortorella)

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