12 maggio 2020 11:39

Esito nel consigliare agli altri quello dovrebbero fare per mantenere un certo equilibrio, psicologicamente parlando, in questi tempi spaventosi, in parte perché non sempre ci riesco io stesso, ma anche perché qualsiasi consiglio del genere tende a diventare un altro punto nella nostra lista delle cose da fare.

Avete notato, per esempio, con quanta rapidità tutte quelle lezioni di yoga online e aperitivi su Zoom, che dovevano aggiungere un po’ di leggerezza al confinamento, hanno cominciato ad avere i contorni di un obbligo? (Probabilmente non immaginate che esista un “affaticamento da Zoom”, ma gli esperti dicono che le conversazioni in video sono veramente più stancanti).

Anche “prendersi cura di sé” si trasforma facilmente in una serie di nuovi doveri, e le persone finiscono per costringersi a essere gentili con se stesse, il che non ha molto senso.

Cosa è davvero divertente?
È per questo che, secondo me, quello che dovremmo fare è divertirci di più, per quanto è possibile. Non con la meditazione, i diari della gratitudine su cui scrivere le cose belle che sono successe o il jogging (a meno che non li troviate divertenti). Non con quello che pensate sia divertente, ma con quello che per voi è veramente divertente. È una distinzione fondamentale, in parte perché prendersi cura di sé, per quanto importante, non è sinonimo di divertimento, ma anche perché nell’economia dell’attenzione moderna, ogni genere di attività – la lettura dei diari delle persone famose, le brutte nuove serie televisive, l’acquisto di costosi beni di consumo – vuole farvi credere di essere la cosa più divertente che possiate fare. Probabilmente, per qualcuno sarà anche così.

Ma il vero divertimento – quello “profondo” come lo ha definito lo studioso Bernie DeKoven – è qualcosa di molto personale e non necessariamente soddisfa gli interessi commerciali di qualcun altro.

“Potete divertirvi solo aiutando gli altri a divertirsi se vi divertite a farlo” per dirla con DeKoven

Per essere più chiari, non vi sto consigliando di tentare di diffondere coscientemente il divertimento, perché questo di solito ci si ritorce contro. Consiglio semplicemente di divertirvi, aumentando così il quoziente di divertimento del pianeta.

Nelle ultime settimane, questo per me ha significato fare bagni molto caldi, ascoltare i vecchi podcast di Ricky Gervais, strimpellare al piano musica rock con risultati mediocri e leggere libri di filosofia (non tutto contemporaneamente). Mi rendo conto che questo può farmi sembrare uno scemo inaffidabile, ma è proprio questo il punto: un modo per ritrovare il divertimento potrebbe essere chiedervi che cosa fare perché gli altri pensino questo di voi.

Mi torna spesso in mente la rivelazione su Rod Stewart (cavaliere della regina) che lavora da anni a un intricato modellino ferroviario di una città americana degli anni quaranta, e che quando andava in tour chiedeva di prenotare una stanza in più. È un hobby così in contrasto con l’immagine di una rock star dalla voce roca come lui che chiaramente deve farlo per amore.

In alternativa, ponetevi la domanda di Carl Jung: “Cosa facevate da piccoli che faceva scorrere le ore come se fossero minuti?”. E questo, in realtà, è un consiglio utile anche per i genitori che al momento si trovano a passare molto più tempo con i loro figli piccoli: scegliete attività che voi – non i bambini – trovate più divertenti.(“Potete divertirvi solo aiutando gli altri a divertirsi se vi divertite a farlo”, per dirla con DeKoven). E sorprendentemente, spesso funziona.

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Ah, e numerosi studi dimostrano che divertirvi aiuterà il vostro rapporto di coppia e vi manterrà in buona salute, abbassando lo stress, stimolando l’intelligenza e la capacità di imparare. Ma se aggiungessi altro, rischierei di spingervi a cercare di divertirvi per motivi precisi, piuttosto che per il piacere in sé. Il divertimento profondo si giustifica da solo. E solo noi sappiamo per certo quello che conta per noi.

Consigli di rilettura
Il vostro libro preferito. Quello che preferite veramente, anche se vi vergognate ad ammetterlo.

(Traduzione di Bruna Tortorella)

Questo articolo è uscito sul quotidiano britannico The Guardian.