Un seggio elettorale in una stazione dei pompieri ad Arlington, Virginia, Stati Uniti, l’8 novembre 2018.

Google promette trasparenza per le elezioni europee

Un seggio elettorale in una stazione dei pompieri ad Arlington, Virginia, Stati Uniti, l’8 novembre 2018.
23 novembre 2018 11:24

Il motore di ricerca Google ha annunciato che prenderà provvedimenti in modo che chi naviga online possa sapere chi paga le pubblicità a carattere politico che compariranno sugli schermi di telefoni e computer.

È una conseguenza diretta delle manipolazioni che si sono verificate durante le elezioni statunitensi del 2016, quando decine di milioni di elettori hanno ricevuto pubblicità mirate via internet senza sapere che erano legate alla Russia, come hanno rivelato le udienze del congresso in quest’ultimo mese facendo aumentare la pressione sulle grandi piattaforme digitali.

I governi, negli Stati Uniti e in Europa, vorrebbero evitare che si ripetano fatti simili durante le prossime elezioni. Google ha deciso di agire unilateralmente invece di vedersi imporre regole dagli stati o dalla Commissione europea, con cui è in conflitto su diversi temi.

Oltre ad annunciare di aver trovato il modo di far sapere chi ha pagato le pubblicità politiche o elettorali online, l’azienda tecnologica si è impegnata a verificare che gli annunci non contengano affermazioni false.

In tal senso sarà costituito un database europeo per stabilire chi acquista le pubblicità elettorali, a chi sono destinate e quanto denaro è stato speso.

Google vorrebbe dare prova di buona condotta, ma la credibilità delle piattaforme digitali è compromessa

Google risponde così agli obiettivi della legge francese chiamata fake news, che contiene alcune disposizioni destinate a garantire la trasparenza sull’acquisto di contenuti sponsorizzati sulle piattaforme digitali durante i periodi elettorali. Altri stati europei stanno preparando leggi simili.

La legge francese, che prevede anche azioni più controverse come l’intervento di un giudice per stabilire se un’informazione è vera o falsa, sta per terminare il suo percorso parlamentare e dovrebbe entrare in vigore prima delle elezioni europee di maggio.

Qualche mese fa uno scandalo ha travolto la società Cambridge Analytica, accusata di aver utilizzato illecitamente milioni di dati personali di utenti Facebook per influenzare elettori statunitensi, britannici e keniani. Le indagini avevano svelato metodi sofisticati su scala mai vista.

Del consiglio d’amministrazione di Cambridge Analytica faceva parte Steve Bannon, personaggio legato all’estrema destra statunitense e già consulente di Donald Trump. Bannon oggi è attivo in Europa, dove ha creato un movimento per aiutare i partiti populisti e d’estrema destra in vista delle elezioni europee. Bannon è particolarmente vicino all’italiano Matteo Salvini e all’ungherese Viktor Orbán.

In ballo, insomma, c’è la regolarità della campagna elettorale europea. Google vorrebbe dare prova di buona condotta, ma la credibilità delle piattaforme digitali è talmente compromessa che sarebbe ingenuo sottovalutare il bisogno di regolamentazione. Il primo passo di Google è positivo, ma si può fare di meglio.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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