Gilet gialli intervengono a una manifestazione contro la Brexit, Londra, 12 gennaio 2019. (Henry Nicholls, Reuters/Contrasto)

Tre crisi che segnano la fine di un’epoca

Gilet gialli intervengono a una manifestazione contro la Brexit, Londra, 12 gennaio 2019. (Henry Nicholls, Reuters/Contrasto)
14 gennaio 2019 15:38

Gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia, vecchie democrazie e membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, stanno sprofondando in crisi interne che intaccano la loro influenza nel mondo. I tre paesi vivono questa settimana un momento decisivo che avrà conseguenze durature, anche sul piano geopolitico.

Le crisi in questione hanno origini e modalità diverse, ma condividono anche alcuni tratti: un’estrema polarizzazione, una vita politica in cui non si cerca più il compromesso ma la vittoria per ko, un dibattito pubblico sempre più violento, social network trasformate in campi di battaglia e mezzi di comunicazione contestati.

Donald Trump, Theresa May ed Emmanuel Macron non hanno, a priori, granché in comune, ma sono tutti e tre alle prese con impasse democratiche talmente profonde che bisogna chiedersi se non siamo arrivati alla fine di un ciclo politico nel mondo occidentale.

Indebolimento della democrazia
Le tre situazioni sono chiaramente distinte. Non c’è nulla in comune tra Donald Trump, stretto tra il blocco dell’attività amministrativa del governo federale (shutdown) e la tempesta sui suoi legami con la Russia, Theresa May, che affronta il 15 gennaio in parlamento l’atteso voto sulla Brexit (e tutto lascia pensare che lo perderà) ed Emmanuel Macron, che si prepara a lanciare il grande dibattito nazionale per rispondere alla rivolta dei gilet gialli in un contesto di grande tensione.

Al contempo, però, è inevitabile notare nei tre casi un indebolimento della democrazia. Trump, il miliardario populista, è stato eletto attaccando le “élite”, e nonostante il suo carattere disfunzionale conserva la fiducia della sua base elettorale, impermeabile alla crisi etica della presidenza. Theresa May deve gestire le conseguenze devastanti di un referendum che ha precipitato il Regno Unito nella confusione. Infine, in Francia, un presidente troppo affrettato ha risvegliato, prima di arrivare alla metà del suo mandato, frustrazioni territoriali, sociali e identitarie che dietro una richiesta di democrazia assoluta nascondono spesso una spinta autoritaria.

È un cambiamento epocale che avviene nel dolore, in un mondo senza bussola né punti di riferimento

In tutti e tre i casi, il sistema democratico sembra incapace di rispondere alla crisi. I tre paesi sono oggi indeboliti nel loro ruolo internazionale e lasciano campo libero a leader autoritari che non hanno gli stessi vincoli.

Prima potenza mondiale, gli Stati Uniti perdono credibilità a vista d’occhio, mentre il Regno Unito è completamente ripiegato su se stesso ormai da due anni e la Francia, che sembrava essere stata risparmiata, si ritrova azzoppata da una crisi interna. Macron ha ridotto i suoi impegni internazionali in un momento in cui l’Europa continua a dividersi.

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Queste crisi simultanee ci obbligano a interrogarci sulle conseguenze dell’evidente fine del dominio occidentale sul mondo, perché in fondo è di questo che si tratta. È un cambiamento epocale che avviene nel dolore, in un mondo senza bussola né punti di riferimento. E speriamo, nel frattempo, di non perdere la nostra anima!

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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