Una manifestazione dei gilet gialli a Parigi, il 5 gennaio 2019. (Olivier Morin, Afp)

Lega e cinquestelle sostengono i gilet gialli in vista del voto europeo

Una manifestazione dei gilet gialli a Parigi, il 5 gennaio 2019. (Olivier Morin, Afp)
08 gennaio 2019 17:40

Dopo tutto, perché no? Entrambi vice primo ministro ed esponenti di spicco della coalizione di governo italiana, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, leader della Lega e del Movimento 5 stelle, hanno mandato messaggi scioccanti il 7 gennaio, gareggiando in incoraggiamenti e applausi nei confronti dei gilet gialli.

Per Salvini si tratta di “cittadini onesti che protestano contro un presidente che governa contro il suo popolo”. “Non mollate!”, gli ha invece scritto Di Maio, il quale sarebbe “felice” di potergli spiegare il funzionamento della piattaforma digitale dei cinquestelle, “un sistema pensato”, così gli ha detto, “per un movimento orizzontale e spontaneo come il vostro”.

Simili dichiarazioni sono scioccanti perché, anche all’epoca in cui l’Unione Sovietica si diceva ancora all’avanguardia della rivoluzione mondiale, non era il governo sovietico bensì il Partito comunista o il suo comitato centrale a incoraggiare i movimenti rivendicativi o insurrezionalisti in altri paesi.

Profonda somiglianza
Nessun governo ama le ingerenze di altri governi nei suoi affari interni. È per questo che, normalmente, non sono mai esplicite e le convenzioni diplomatiche le proibiscono. Ma, dopo tutto, mancano quattro mesi alle elezioni che porteranno i deputati europei dei 27 paesi dell’Unione europea a sedersi sui banchi parlamentari comuni all’interno di gruppi politici transnazionali: perché dovrebbe essere scioccante il fatto che forze politiche di uno stato ne sostengano altre, in uno o più degli altri paesi dell’Unione?

Non si possono avere un parlamento comune e dei partiti paneuropei e rifiutare contemporaneamente di ammettere che i paesi dell’Unione non sono più estranei l’uno all’altro, bensì componenti di uno stesso organo di natura federale. La questione dell’ingerenza non si pone più negli stessi termini e, in ogni caso, le dichiarazioni del 7 gennaio sanciscono la profonda somiglianza delle evoluzioni politiche in Italia e in Francia, due dei sei paesi firmatari del Trattato di Roma.

Lo scenario politico italiano è stato per lungo tempo dominato da comunisti e democristiani. Al di fuori di questi due partiti, nessuno contava davvero. Ma i comunisti sono divenuti “eurocomunisti”, “democratici di sinistra” e poi semplicemente “democratici” e sembrano oggi in via d’estinzione. Per i democristiani, la cosa è già avvenuta. Ritroviamo alcuni brandelli di questa defunta potenza nel Partito democratico e in Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi, ma in Italia, la sinistra e la destra di un tempo sono ormai delle reliquie del passato.

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Cosa osserviamo invece in Francia?

La situazione non è del tutto identica. Il Partito socialista, così come i gollisti ribattezzati “repubblicani” mantengono alcune posizioni di forza locali e regionali. Non sono ancora stati spazzati via, non ancora almeno, come la sinistra e la destra italiane, ma il loro pubblico, il loro credito e la riserva di voti di cui dispongono si stanno riducendo a vista d’occhio. Allo stesso modo in cui, in Italia, i cinquestelle hanno preso il posto della sinistra e la Lega quello della destra, in Francia sono ormai La France insoumise e il Front national, divenuto Rassemblement national, che contano, il primo a sinistra e il secondo a destra.

Salvini e Marine Le Pen sono per questo i migliori amici del mondo. Di Maio e Jean-Luc Mélenchon, invece, non si frequentano, perché uno viene dalla chiesa e l’altro dal trotskismo ma le loro convergenze sono così evidenti che sarebbe nel loro pieno interesse approfondirle. Nei due paesi l’evoluzione degli scenari politici era già avviata quando i gilet gialli hanno fatto irruzione in scena.

Un futuro diverso
I gilet non erano attesi e non danno il mal di testa solo a Macron. Hanno dato fastidio, e molto, anche a Le Pen, a Mélenchon e ai suoi amici della France insoumise perché al loro interno si trova di tutto: cugini di primo grado dei lepenisti, razzisti, omofobi, antisemiti e totalmente allergici ai musulmani, ma anche persone molto più moderate, animate prima di tutto dalle questioni sociali e piuttosto compatibili con i sostenitori di Mélenchon.

Per il Rassemblement national come per la France insoumise, i gilet gialli sono un potenziale rinforzo da non farsi scappare. Su scala europea, con l’arrivo delle elezioni così come nella definizione dei futuri rapporti di forza paneuropei, lo saranno anche per la Lega e per il Movimento 5 stelle.

Le dichiarazioni di Salvini e di Di Maio non costituiscono quindi un’ingerenza. Accompagnano la gestazione della nuova sinistra e della nuova destra europee, annunciando la nascita di una vita politica paneuropea. Molto diversa, è vero, da quella immaginata dai padri fondatori dell’Europa.

(Traduzione di Federico Ferrone)

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