Una raffineria di gas a Bandar Abbas, Iran, 9 gennaio 2019. (Ali Mohammadi, Bloomberg via Getty Images)

Gli europei affermano la loro sovranità commerciando con l’Iran

Una raffineria di gas a Bandar Abbas, Iran, 9 gennaio 2019. (Ali Mohammadi, Bloomberg via Getty Images)
01 febbraio 2019 10:37

Parliamo di un’azienda con sede a Strasburgo e un capitale modesto di tremila euro. Non avrebbe grande importanza, se non fosse che si tratta della prima risposta dei tre principali paesi europei – Francia, Regno Unito e Germania – alle sanzioni unilaterali statunitensi contro l’Iran. Dal punto di vista economico è un’inezia, ma è comunque un simbolo politico e diplomatico importante, percepito come tale a Washington.

Il sistema chiamato Instex, acronimo inglese che significa Strumento per facilitare gli scambi commerciali, è una struttura nata per facilitare gli scambi commerciali e permetterà di fare affari con l’Iran, con pagamenti in petrolio e gas, senza rischiare di incorrere nelle sanzioni statunitensi.

Il procedimento non coinvolgerà le grandi aziende come la Total o la Renault, che hanno già lasciato il mercato iraniano dall’anno scorso, quando l’amministrazione Trump ha imposto una serie di sanzioni che si applicano al resto del mondo.

Evitare l’irreparabile
Tuttavia Instex permetterà la sopravvivenza delle transazioni attuate dalle piccole e medie imprese, in un primo momento in settori come l’agroalimentare o il farmaceutico, esclusi dalle sanzioni ma alle prese con la difficoltà di portare a termine operazioni commerciali senza infrangere i divieti finanziari.

Per gli europei l’obiettivo è convincere l’Iran a operare nel quadro dell’accordo sul nucleare firmato nel 2015 nonostante gli Stati Uniti ne siano usciti l’anno scorso.

La Instex soprattutto dimostra agli iraniani che gli europei non sono allineati con Washington

Dopo l’affondo di Trump c’era il rischio concreto che l’Iran abbandonasse il compromesso indebolito e riprendesse la sua marcia verso l’atomica. I firmatari europei dell’accordo – Francia, Regno Unito, Germania e commissione europea – hanno convinto Teheran a non compiere l’irreparabile e hanno promesso di fare tutto il possibile per tenere aperti i flussi commerciali con l’Iran.

Instex mantiene queste promesse e soprattutto dimostra agli iraniani che gli europei non sono allineati con Washington.

Nessuna carta bianca all’Iran
La reazione europea permetterà ai moderati del regime iraniano di tenere testa ai falchi che non hanno mai amato l’accordo concluso nel 2015 con il “diavolo” americano e i suoi alleati. Per il momento gli iraniani hanno rispettato gli impegni presi, come hanno ammesso anche i servizi di sicurezza di Washington.

Il problema di fondo resta, perché gli europei, pur volendo salvare il trattato sul nucleare, non hanno intenzione di concedere carta bianca all’Iran in altri ambiti, a cominciare da quello balistico (l’Iran sta portando avanti i suoi test) e dal ruolo dei guardiani della rivoluzione in Medio Oriente.

In ogni caso la mossa è importante prima di tutto per gli europei, nella misura in cui segna una prima “separazione” tra il vecchio continente e gli Stati Uniti con un’eccezionale comunanza di vedute tra Parigi, Londra e Berlino, nonostante la Brexit e le pressioni di Washington.

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Altri paesi come l’Italia e la Spagna potrebbero partecipare a questo sistema di baratto. Instex potrà anche non contare molto, ma il suo valore simbolico non sfugge a nessuno.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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