Il presidente statunitense Donald Trump parla con i giornalisti a Washington, il 5 aprile 2019.

I falchi di Washington puntano all’Iran e al Venezuela

Il presidente statunitense Donald Trump parla con i giornalisti a Washington, il 5 aprile 2019.
07 maggio 2019 11:27

Il 4 marzo il Washington Post riportava che Donald Trump ha raccomandato al suo consulente per la sicurezza nazionale John Bolton, con tono ironico, di non scatenare nessuna guerra.

Eppure questo bizzarro presidente che vorrebbe a tutti i costi sganciarsi dalle guerre che ha ereditato – una in Medio Oriente, l’altra in Afganistan – permette a una parte della sua amministrazione di giocare pericolosamente con il fuoco in due paesi chiave, il Venezuela e l’Iran.

La settimana scorsa gli Stati Uniti sono sembrati gli artefici del fallimentare tentativo di colpo di stato a Caracas. Questa settimana è stato il turno dell’Iran.

A danno dei riformatori
John Bolton ha annunciato che gli Stati Uniti invieranno un contingente aeronavale guidato dalla portaerei Abramo Lincoln a seguito di minacce iraniane non meglio precisate. “Gli Stati Uniti non cercano la guerra con il regime iraniano ma sono pronti a rispondere a qualsiasi attacco”, ha precisato Bolton.

L’amministrazione Trump è convinta di poter fare cadere il regime iraniano senza combatterlo direttamente. Le sanzioni petrolifere stanno per essere rafforzate e priveranno Teheran della sua principale fonte di reddito.

Gli europei sono inermi davanti ai preparativi di guerra

Washington spinge l’Iran verso l’errore e la manovra sembra funzionare. Il mese scorso Donald Trump ha inserito i guardiani della rivoluzione, braccio armato del regime, tra le organizzazioni terroriste, rafforzandone il ruolo a Teheran a scapito dei riformatori che vorrebbero aprire il paese al resto del mondo.

Il 6 maggio l’agenzia di stampa ufficiale iraniana ha annunciato che Teheran riprenderà in parte le sue attività nucleari interrotte nel 2015. L’annuncio potrebbe essere ufficializzato domani, in occasione del primo anniversario della decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall’accordo internazionale. Una vittoria per i falchi del regime che vorrebbero rispondere all’ostilità di Washington.

Impotenza internazionale
L’accordo sul nucleare è minacciato dallo scontro frontale tra i falchi del regime iraniano e gli esponenti più estremisti dell’amministrazione degli Stati Uniti. Il resto del mondo resta a guardare, impotente.

Donald Trump non ama i vincoli imposti dal multilateralismo. Il presidente degli Stati Uniti si fida solo dei rapporti di forza e vorrebbe un ritorno al mondo precedente al sistema internazionale pazientemente costruito dopo il 1945. È questo approccio che sarà in gioco nei prossimi giorni al largo delle coste iraniane e nelle strade di Caracas.

pubblicità

Trump condivide le sue opinioni con Vladimir Putin, che ha ignorato qualsiasi regola in Ucraina e in Siria, dove l’aviazione russa sta continuando a bombardare l’enclave di Idlib.

Gli europei, che difendono il multilateralismo, sono inermi davanti ai preparativi di guerra. Il tema dovrebbe essere al centro delle prossime elezioni europee, ma l’Europa continua a subire le conseguenze della sua incapacità di prendere in mano la situazione, e lascia campo libero a John Bolton e ai suoi simili.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

Nella terra dei migranti
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.