Riccardo Molinari e Matteo Salvini al Quirinale per le consultazioni, Roma, il 28 agosto 2019. (Paolo Tre, A3/Contrasto)

Il cambio di maggioranza in Italia ha un impatto in Europa

Riccardo Molinari e Matteo Salvini al Quirinale per le consultazioni, Roma, il 28 agosto 2019. (Paolo Tre, A3/Contrasto)
30 agosto 2019 11:40

La svolta politica in Italia, con l’uscita dall’esecutivo della Lega di Matteo Salvini, avrà ripercussioni profonde in Europa. Innanzitutto perché il leader dell’estrema destra italiana aveva imposto al paese una strategia della tensione con l’Unione europea, ma soprattutto perché il cambio di governo in Italia influisce sull’intero paesaggio politico europeo.

All’inizio dell’anno, preparandosi per la campagna elettorale per le europee, i movimenti populisti e di estrema destra europei promettevano di diventare una realtà dominante al parlamento di Strasburgo. A cominciare da Marine Le Pen in Francia, queste forze avevano due esempi per mostrare di avere il vento in poppa: l’Italia e l’Austria.

Da allora l’estrema destra ha perso il potere clamorosamente sia a Vienna sia a Roma. Il suo peso all’interno del Parlamento europeo non è trascurabile, ma non ha nemmeno lontanamente i numeri necessari per bloccare o influire sul funzionamento delle istituzioni europee.

Ogni paese, evidentemente, ha il suo contesto peculiare. In Austria la coalizione tra il Partito della libertà austriaco (Fpö, di estrema destra) e la destra tradizionale è crollata dopo la diffusione di un video in cui il leader dell’ Fpö era mostrato mentre cercava di negoziare un appoggio dalla Russia. A Roma Matteo Salvini si è convinto avventatamente che fosse arrivato il suo momento e ha sciolto la coalizione tra la sua Lega e il Movimento 5 stelle. Ma ha perso la scommessa.

È innegabile che queste forze politiche abbiano saputo conquistare parte dell’elettorato approfittando del crollo generalizzato dei grandi partiti politici tradizionali, strumentalizzando le paure generate dalla crisi migratoria del 2015.

Il caso dell’Italia è esemplare, perché la Lega di Salvini ha sostanzialmente raddoppiato i suoi numeri in due anni, in un contesto segnato dalle mancanze della classe politica e in un paese che geograficamente rappresenta uno snodo per i migranti. Ma la popolarità reale di Salvini non era un assegno in bianco, come ha realizzato a sue spese l’ex ministro dell’interno.

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Le forze cosiddette antisistema non spariranno a breve termine, prima di tutto perché i partiti tradizionali sono ancora indeboliti, come dimostra perfettamente il caso della Francia. È vero, in Italia il Partito democratico di centrosinistra è tornato al potere, ma soltanto grazie a un’alleanza contro natura e dettata dall’urgenza con il Movimento 5 stelle e che tra l’altro potrebbe non incontrare a lungo il favore degli elettori italiani.

Le cause del malessere che negli ultimi anni ha permesso l’ascesa di questi partiti non sono sparite: disuguaglianza, sensazione di emarginazione e ostilità verso le élite. Il rinnovamento politico, testimoniato per esempio dall’ascesa degli ecologisti, è appena cominciato. Le elezioni regionali nell’est della Germania in programma nel fine settimana dimostreranno che i partiti populisti e di estrema destra sono ancora capaci di approfittare delle condizioni favorevoli.

Credere che le cose stiano tornando alla normalità sarebbe pericoloso, perché in questo modo si rischia di garantire un ritorno in auge del populismo e dell’estremismo di destra, forse anche a lungo termine.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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