Mosca, il 7 novembre 2019. Le celebrazioni per l’anniversario della parata militare del 7 novembre 1941 in cui i soldati russi marciarono verso la linea del fronte per combattere i nazisti. (Dimitar Dilkoff, Afp)

La versione di Putin sulla seconda guerra mondiale

Mosca, il 7 novembre 2019. Le celebrazioni per l’anniversario della parata militare del 7 novembre 1941 in cui i soldati russi marciarono verso la linea del fronte per combattere i nazisti. (Dimitar Dilkoff, Afp)
31 dicembre 2019 10:52

Tra Mosca e Varsavia è in corso un’aspra polemica a proposito della memoria della seconda guerra mondiale, rivelatrice del clima sempre più teso tra Russia e l’Europa.

Negli ultimi giorni Vladimir Putin ha accusato la Polonia di essere sostanzialmente responsabile dello scoppio del conflitto. Dal canto suo, il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha risposto con un testo di quattro pagine in cui accusa il presidente russo di “menzogne vergognose” e “propaganda degna del totalitarismo staliniano”.

Ma c’è dell’altro. Il 30 dicembre Mosca ha dichiarato che all’origine della guerra ci sono gli accordi di Monaco firmati nel settembre del 1938 da Francia, Regno Unito e Germania, e non il patto tedesco-sovietico del 1939. Il profilo Twitter dell’ambasciata russa a Parigi ha addirittura definito i tre governi dell’epoca “regimi diabolici che hanno le mani sporche del sangue di milioni di sovietici”.

Perché una polemica simile, e perché proprio ora? Putin è ancora infuriato per l’adozione da parte del parlamento europeo, lo scorso 19 settembre, di una risoluzione presentata dai paesi dell’est sull’”importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa”. Il testo ha fatto scalpore, e molti critici hanno sottolineato che non spetta al parlamento “raccontare la storia”.

La risoluzione attribuisce la responsabilità diretta della guerra al patto tedesco-sovietico, che ha aperto la strada all’invasione della Polonia da parte di Hitler e poi di Stalin. Nel testo si citano i “regimi totalitari” degli anni trenta, accostando senza grandi distinzioni “le dittature comuniste, naziste e di altro genere”.

Questo approccio è inaccettabile per Putin. Il presidente è a capo della Russia e non dell’Unione Sovietica, ma si inscrive comunque in una continuità storica. Il 20 dicembre Putin ha riunito i leader delle ex repubbliche sovietiche e in un lungo discorso a proposito della genesi del conflitto mondiale ha dichiarato: “Quando parlano dell’Unione Sovietica, parlano di noi”.

Questo scontro ci fa capire innanzitutto quanto il peso della storia resti considerevole, e quanto venga strumentalizzato per portare avanti i conflitti di oggi. È una regola universale a cui sfuggono soltanto la Francia e la Germania, grazie all’opera di riconciliazione degli ultimi sessant’anni. La Polonia, turbata oggi dal revisionismo di Putin, l’anno scorso ha alimentato una pesante polemica a proposito dei campi nazisti sul suo territorio.

Inoltre è evidente che l’apertura verso la Russia proposta alla fine di agosto da Emmanuel Macron sarà difficile da “vendere” ai paesi dell’ex blocco comunista.

Il presidente francese dovrebbe visitare Mosca a maggio per il 75° anniversario della vittoria sulla Germania nazista. Questo viaggio, nel contesto dell’attuale tensione, diventa imbarazzante, e sarà difficile vederci un simbolo di riconciliazione con una Russia ancora turbolenta.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

1917 e i film del weekend
Piero Zardo
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.