16 settembre 2020 10:16

Gli uomini e le donne intervistati in questo documentario statunitense hanno ricoperto incarichi di primo piano nelle aziende della Silicon valley, e hanno al loro attivo innovazioni che sono entrate nelle nostre vite come il like di Facebook e la chat di Gmail. Eppure, seguendo ognuno strade diverse, hanno tagliato i ponti con il mondo di cui facevano parte, per motivi etici.

The social dilemma porta la testimonianza di quelli che hanno creduto di lavorare per il bene comune, ma che ora ammettono, per usare le parole di uno di loro, di essere stati “ingenui a proposito del rovescio della medaglia”.

Questo lato oscuro è ben noto e analizzato: è il modo in cui la meccanica dei social network e delle tecnologie di grande utilizzo manipola gli utenti, prima di tutto a fini commerciali ma anche, cosa ben più grave, producendo un impatto profondo sul funzionamento delle democrazie. L’elemento nuovo è dato dal fatto che questo punto di vista lo esprimono le persone che hanno inventato i sistemi sotto accusa, a cui uno di loro assegna il nomignolo di “Frankenstein”.


Ma perché hanno deciso di parlare proprio adesso? Ascoltando questi ex quadri delle aziende che hanno fatto sognare il mondo viene da chiedersi in quale momento il sogno si sia trasformato in un incubo. Pensavano di rendere migliore il pianeta, e in effetti alcune delle loro innovazioni hanno avuto e continuano ad avere conseguenze positive.

Ma i fatti hanno anche dimostrato quanto questo “modello economico” si sia evoluto fino a trasformare l’utente, ovvero voi e io, in una macchina da profitto, al punto tale da creare giganti mondiali più potenti degli stati.

Oggi sono gli algoritmi a gestire le nostre vite digitali. Si basano sul nostro comportamento online, accumulano migliaia di dati sulle nostre vite e decidono cosa leggeremo, guarderemo e consumeremo. La soglia è stata varcata con l’uso politico di questi meccanismi infernali.

Uno dei primi investitori di Facebook è autore di una frase terribile: “I russi non hanno avuto bisogno di hackerare Facebook nel 2016 (in occasione delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti). Gli è bastato utilizzarne il sistema”.

Gli algoritmi che possono influenzare il nostro comportamento di consumatori possono fare lo stesso con le nostre idee. Il documentario svela i meccanismi della polarizzazione delle nostre società, un fenomeno sempre più inquietante negli Stati Uniti in piena campagna elettorale, ma presente anche nel resto del mondo, tanto che ormai fa parte dell’arsenale usato dagli stati.

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Facebook, Google e gli altri non sono responsabili di tutti i mali delle nostre democrazie. Sarebbe una conclusione troppo semplicistica, e tra l’altro molti problemi esistevano già prima dell’avvento di questi giganti. Ma resta il fatto che hanno accelerato e approfondito queste disfunzionalità in modo strisciante.

L’obiettivo di questo ragionamento non è quello di condannare la tecnologia (a cui i protagonisti del documentario hanno dedicato la loro vita), ma di metterne in discussione l’uso che se ne fa, con l’obiettivo di riformarla. Sempre che sia ancora possibile.

The social dilemma è un documentario da vedere e da discutere nelle nostre democrazie. Senza dimenticare che è disponibile solo su Netflix, dunque alimenta il sistema che denuncia. Nessuno è al riparo dalle contraddizioni!

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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